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NON
HO SONNO
(Id.) di Dario Argento, con Max Von Sydow, Stefano Dionisi, Chiara
Caselli, Gabriele Lavia, Rossella Falk, Roberto Zibetti.
Distribuzione: Medusa, durata: 117'
LA
TRAMA: Dopo diciassette anni dai primi delitti, un misterioso
nano assassino torna ad uccidere, seguendo lo schema di un filastrocca
infantile.
Dopo troppi film deludenti, Dario Argento si ripresenta ai suoi
fan con un thriller che lascia sperare, almeno nelle premesse,
un proficuo ritorno alle origini. Si tratta infatti di un giallo
e non di un horror. C'è di nuovo una città piena
di misteri: Torino. C'è la classica casa maledetta. Ci
sono delle tracce da raccogliere per formare il puzzle che mostrerà
il volto mostruoso dell'assassino. C'è ancora una volta
la musica dei Goblin. C'è il cammeo di una diva in età:
in questo caso, Rossella Falk. C'è un titolo intrigante,
che evoca l'insonnia, le tenebre, le favole truculente usate paradossalmente
per far addormentare i bambini. Insomma, ritornano tutti gli ingredienti
dei film del Dario Argento vecchia maniera. Le belle speranze
vanno però parzialmente deluse: «Non ho sonno»
è una modesta replica del miglior Argento e, in alcuni
casi, una sua involontaria parodia. Dopo una efficace sequenza
iniziale in treno, il film stenta a mantenere alta la tensione.
E, nonostante la presenza autorevole dell'immenso Max Von Sydow,
mostra paradossalmente il suo limite maggiore proprio nel cast
e nella direzione degli interpreti. Molti attori sono inguardabili
e, soprattutto, inascoltabili: vuoi per la ecitazione stonata,
vuoi per certe battute grottesche e risibili. Se il film si salva,
lo deve sostanzialmente a due elementi: la trovata finale (che
ovviamente mi esimo dallo svelare, anche se ricorda molto un giallo
di Ellery Queen dei tempi d'oro: La tragedia di Y) e le
suggestive locations. Come si è detto, fa da teatro
all'azione Torino: e precisamente il quartiere liberty La crocetta.
Nella città dell'occulto e del mistero, Argento aveva già
girato tre film, ma senza denunciarlo apertamente. Le sue città,
infatti, sono di solito generiche e astratte. In questo caso,
invece, una inequivocabile inquadratura della Mole rende esplicita
l'ambientazione e rende omaggio a questo luogo speciale. Speciale
anche la filastrocca che fa da filo conduttore al film: infatti
la si cercherebbe invano nei libri per bambini, poiché
il regista l'ha fatta scrivere a sua figlia Asia. Cattivo sangue
non mente: difetta un po' in metrica ma abbonda in crudeltà...
E'
arrivata mezzanotte
con il letto faccio a botte
ora inizia la mia guerra con le bestie della terra.
Una del mattino
Il fattore è felice come un bambino
Sgozza il maiale più bello
E si libera del primo fardello
Due del mattino
Ora tocca al gallo
Usa bene il suo strumento
per la morte è un godimento
Tre del mattino
Il fattore strangola il pulcino
"l'insonnia mi tormenta!"
Si rigira nel letto e si lamenta.
Quattro del mattino
ha acchiappato un gattino
ma poiché l'ha graffiato
nell'acqua gelata l'ha affogato.
Cinque del mattino
Il fattore è nel giardino
Accarezza il coniglietto
Poi lo sbatte al muro per diletto
Sei del mattino
Al cigno più carino
il fattore ha tagliato la testa
ormai nessun nemico gli resta.
Ecco arriva il nuovo giorno
Il fattore si leva di torno
Le sue armi può posare
E finalmente può dormire.
LA BATTUTA:
Tutti quelli a cui voglio bene muoiono.
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