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The
Ogre
di
Volker Schlöndorff, con John Malkovich, Gottfried John, Heino
Ferch, Volker Spengler, Armin Muller-Sthal.
UK/Polonia,
1996. Distr.: Medusa, durata: 118'
LA
TRAMA: Un prigioniero di guerra francese viene incaricato
dai nazisti di portar via i bambini alle famiglie per farne giovani
coscritti e si guadagna così il soprannome di Orco.
Se
approda solo ora sugli schermi, a quasi due anni dalla sua presentazione
al Festival di Venezia, è segno che questo film è considerato
difficile; ma meritava senz'altro di essere finalmente conosciuto
dal pubblico italiano. E' dedicato alla memoria di Louis Malle,
di cui Schlöndorff fu assistente all'inizio della carriera: una
dedica affettuosa e appropriata, visto che Malle seppe raccontare
mirabilmente la guerra e il razzismo attraverso la storia di un
gruppo di collegiali e del loro direttore in "Arrivederci, ragazzi".
E Schlöndorff fa altrettanto: descrivendo il crepuscolo del nazismo
attraverso una scuola di formazione per SS e l'uomo incaricato
di reclutarne gli allievi. Come sua abitudine, prende spunto da
un libro importante: il romanzo di Michel Tournier Il re degli
Ontani, di cui fa un adattamento elegante. Sia la figura del
protagonista che le varie componenti del nazismo sono raccontate
in maniera sottile, inusuale e ricca di raffinati riferimenti
visivi all'espressionismo, all'iconografia del cinema muto e ai
film propagandistici di Leni Riefenstahl. Ma ciò che più fa l'originalità
del film è il tono da favola orrifica, in cui personaggi e luoghi
deputati dell'immaginario infantile (l'orco, il tiranno, il bosco,
il castello, le belve feroci) prendono corpo in una dimensione
insieme realistica e allucinata: come a dire che l'Incubo si fa
Storia. Troneggia fra tutti il ritratto terribile e grottesco
di Goering, intento in una battuta di caccia simile a un genocidio.
LA BATTUTA: Che
cosa devo fare di tutti i bambini che ho condotto qui?
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