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Ovosodo
di
Paolo Virzì, con Edoardo Gabriellini, Marco Cocci, Claudia Pandolfi,
Nicoletta Braschi, Barbara Scoppa.
IT,
1997. Distr.: Cecchi Gori, durata: 103'
LA
TRAMA: La storia di un ragazzo comune della Livorno popolare
nella sua scoperta del dolore e della dolcezza della vita.
Una
volta tanto la pubblicità non inganna. Che cosa dolce crudele
ridicola la vita, recitano i flani del film: e la frase sintetizza
bene il contraddittorio intreccio di sentimenti che lo spettatore
condivide col protagonista nel momento in cui questi, passando
dall'adolescenza alla vita adulta, tenta un primo bilancio della
sua vita. Una sensazione dolce-amara, espressa con intensità ed
ironia, nella tradizione della grande commedia all'italiana. Al
suo terzo film, Virzì dimostra di aver conquistato una notevole
maturità narrativa, premiata meritatamente dal Premio Speciale
della Giuria assegnatogli all'ultimo Festival di Venezia. Usando
con pari bravura attori esordienti e professionisti, Virzì ha
saputo dare un sapore di verità e poesia a tutti i suoi personaggi:
da Edoardo Gabriellini, protagonista brufoloso dalla faccia accigliata
da turco, a Nicoletta Braschi, insegnante generosa e infelice;
da Regina Orioli, ragazza depressa e viziata, a Marco Cocci nel
ruolo attualissimo di un figlio di papà falsamente trasgressivo,
sul genere del capelluto Niccolò Fabi.
LA BATTUTA: Un
congiuntivo di troppo e venivi bollato per sempre come un finocchio.
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