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IL PATRIOTA
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

IL PATRIOTA
(The Patriot) di Roland Emmerich, con Mel Gibson, Heath Ledger, Joely Richardson, Jason Isaacs, Chris Cooper, Tcheky Karyo.
Distribuzione: Columbia Tristar, durata: 158'

LA TRAMA: Un reduce della guerra con gli indiani deve a malincuore riprendere le armi per proteggere la famiglia nella guerra di indipendenza americana.

Il poster Non fraintendetemi, ma certo è un pochino paradossale che i vecchi valori del machismo americano nazionalista e patriottardo trovino il loro ultimo portabandiera in un regista gay, nato non in America ma in Germania dieci anni dopo la fine dell'ultima guerra. Fatto sta che Roland Emmerich, dopo aver tradotto l'eroismo a stelle e strisce in versione fantascientifica con «Independence Day», qui riporta quella stessa lotta per l'indipendenza alle sue radici storiche (o presunte tali), raccontando la vicenda che più eroica non si può di un mitico combattente della lotta dei volontari americani contro gli inglesi nella guerra del 1776. Questo film non ha replicato lo straordinario succeso dell'altro, ma pure si è distinto molto positivamente al botteghino: a testimonianza di un sorprendente revival di vecchi valori patriottici, che si sarebbero detti oggi del tutto improponibili ed anacronistici. Invece, in entrambi i casi, il pubblico ha premiato quella che è sostanzialmente un'operazione nostalgica: dal momento che entrambi i film non fanno riferimento alla realtà ma al cinema, non si coniugano al presente, ma al passato. E' vero che lo sceneggiatore Robert Rodat (quello di «Salvate il soldato Ryan») si è sforzato di rendere «Il patriota» un po' più attuale e politicamente corretto, introducendo qualche elemento antirazzista e antiguerrafondaio. Ma si tratta di una modernità solo apparente: il protagonista che rifugge le armi e si risolve a farvi uso solo a malincuore vanta infatti un celebre antenato nel «Sergente York» di Howard Hawks, datato nel lontano 1941. Un anacronismo deliberato quello di Emmerich: tipico del cinefilo che guarda alla realtà non come tale ma solo come oggetto e soggetto di cinema. Non si contano così le citazioni, gli omaggi, i personaggi e le situazioni prese in prestito dai classici del passato. Così, se si guarda il film con un atteggiamento realistico lo si può trovare stereotipato e talvolta anche un po' irritante; ma se lo si guarda invece come pura operazione manieristica, non si può che ammirare a bocca aperta il virtuosismo appasionato con cui Emmerich riesce ad evocare il cinema hollywoodiano dei bei tempi andati, da Ford ad Hawks. Mel Gibson, che da parte sua aveva già rinverdito il cinema epico con «Braveheart», interpreta in maniera convinta e convincente il ruolo dell'eroe americano, pur essendo in realtà di estrazione australiana. La parte dei cattivi è affidata agli inglesi, che si sono molto irritati per il modo in cui sono stati dipinti. Eppure, paradossalmente, sono proprio gli attori britannici a spiccare meglio: come Jason Isaacs nel ruolo dell'odioso colonnello Tavington e Tom Wilkinson in quello del flemmatico generale Cornwallis.

  16:9  

LA BATTUTA: Mira bene e sbaglia poco!

IL LINK
L'home page del film

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