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IL
PATRIOTA
(The
Patriot) di Roland Emmerich, con Mel Gibson, Heath Ledger, Joely
Richardson, Jason Isaacs, Chris Cooper, Tcheky Karyo.
Distribuzione: Columbia Tristar, durata: 158'
LA
TRAMA: Un reduce della guerra con gli indiani deve a malincuore
riprendere le armi per proteggere la famiglia nella guerra di
indipendenza americana.
Non
fraintendetemi, ma certo è un pochino paradossale che i
vecchi valori del machismo americano nazionalista e patriottardo
trovino il loro ultimo portabandiera in un regista gay, nato non
in America ma in Germania dieci anni dopo la fine dell'ultima
guerra. Fatto sta che Roland Emmerich, dopo aver tradotto l'eroismo
a stelle e strisce in versione fantascientifica con «Independence
Day», qui riporta quella stessa lotta per l'indipendenza
alle sue radici storiche (o presunte tali), raccontando la vicenda
che più eroica non si può di un mitico combattente
della lotta dei volontari americani contro gli inglesi nella guerra
del 1776. Questo film non ha replicato lo straordinario succeso
dell'altro, ma pure si è distinto molto positivamente al
botteghino: a testimonianza di un sorprendente revival
di vecchi valori patriottici, che si sarebbero detti oggi del
tutto improponibili ed anacronistici. Invece, in entrambi i casi,
il pubblico ha premiato quella che è sostanzialmente un'operazione
nostalgica: dal momento che entrambi i film non fanno riferimento
alla realtà ma al cinema, non si coniugano al presente,
ma al passato. E' vero che lo sceneggiatore Robert Rodat (quello
di «Salvate il soldato Ryan») si è sforzato
di rendere «Il patriota» un po' più attuale
e politicamente corretto, introducendo qualche elemento antirazzista
e antiguerrafondaio. Ma si tratta di una modernità solo
apparente: il protagonista che rifugge le armi e si risolve a
farvi uso solo a malincuore vanta infatti un celebre antenato
nel «Sergente York» di Howard Hawks, datato nel lontano
1941. Un anacronismo deliberato quello di Emmerich: tipico del
cinefilo che guarda alla realtà non come tale ma solo come
oggetto e soggetto di cinema. Non si contano così le citazioni,
gli omaggi, i personaggi e le situazioni prese in prestito dai
classici del passato. Così, se si guarda il film con un
atteggiamento realistico lo si può trovare stereotipato
e talvolta anche un po' irritante; ma se lo si guarda invece come
pura operazione manieristica, non si può che ammirare a
bocca aperta il virtuosismo appasionato con cui Emmerich riesce
ad evocare il cinema hollywoodiano dei bei tempi andati, da Ford
ad Hawks. Mel Gibson, che da parte sua aveva già rinverdito
il cinema epico con «Braveheart», interpreta in maniera
convinta e convincente il ruolo dell'eroe americano, pur essendo
in realtà di estrazione australiana. La parte dei cattivi
è affidata agli inglesi, che si sono molto irritati per
il modo in cui sono stati dipinti. Eppure, paradossalmente, sono
proprio gli attori britannici a spiccare meglio: come Jason Isaacs
nel ruolo dell'odioso colonnello Tavington e Tom Wilkinson in
quello del flemmatico generale Cornwallis.
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LA BATTUTA: Mira
bene e sbaglia poco!
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