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PALLOTTOLE CINESI
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a cura di Alessandro Bencivenni in collaborazione con in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

PALLOTTOLE CINESI
(Shanghai Noon) di Tom Dey, con Jackie Chan, Owen Wilson, Lucy Liu, Brandon Merrill, Roger Yuan.
Distribuzione: Buena Vista, durata: 110'

LA TRAMA: Una guardia imperiale cinese finisce nel Far-West per ritrovare la principessa Pei Pei, scomparsa dalla Città Proibita.

Il poster Estate 2000: la Triade cinese sfida l'Occidente. Si tratta beninteso di una sfida tutta cinematografica. In un breve lasso di tempo, sono infatti usciti tre film di registi di Hong Kong realizzati in America: «Mission Impossible 2» di John Woo, «Romeo deve morire» con la star del kung-fu Jet Li e questo «Pallottole cinesi» con il suo amico-rivale Jackie Chan. Del terzetto, Chan è certamente quello con meno pretese ma, proprio per questo, forse il più simpatico. Niente simbolismo mistico, niente citazioni shakespeariane, ma solo intrattenimento e divertimento. Chan e il suo partner Owen Wilson, parodiando allegramente la leggendaria coppia di «Butch Cassidy», si aggirano infatti in un improbabile West, più simile a quello degli spaghetti-western che al western classico, con tante risate e botte da orbi. La principessa da salvare è una trovata da operetta e l'ambientazione fra i cow-boy solo un pretesto per mettere in scena in un contesto inusuale il consueto repertorio acrobatico di Chan. Il film strizza l'occhio a «Kung Fu»: una serie televisiva degli anni Settanta che narrava le avventure di un monaco buddhista in trasferta nel selvaggio West. La formula è quella tipica di Chan: mescolare azione e humour, violenza e gag comiche. Un cinema artigianale, agli antipodi degli effetti speciali. Film sempliciotti e dalle storie esilissime, che sono soprattutto un'antologia di virtuosismi da cascatore. In questo, tuttavia, Chan è insuperabile, riuscendo a dare alle scene di violenza l'innocenza e l'eleganza un po'astratta di un balletto. Fra i suoi ammiratori si annovera addirittura Quentin Tarantino, che ha detto di lui: "È uno dei più grandi personaggi cinematografici che il mondo abbia mai conosciuto. La fisicità della sua recitazione è una delle migliori dall'avvento del cinema sonoro". Questa volta eccellono le sequenze in cui Chan (ribattezzato ironicamente Shanghai Kid) affronta i pellerossa a mani nude, i cowboys a colpi di ferro di cavallo e, ovviamente, i suoi compatrioti cinesi a suon di arti marziali assortite. Ex stuntman, Chan gira tradizionalmente le scene più spericolate dal vero e senza l'ausilio di controfigure. Ma gli anni passano per tutti e questa volta l'inossidabile Chan (classe 1954) dà l'impressione di voler correre un po' meno rischi del solito. Così, quando salta da un vagone all'altro di un treno, non lo fa più come un tempo senza stacchi, ma spicca il salto in una inquadratura ed atterra in un'altra. Insomma, vent'anni di capitomboli cominciano forse a pesargli. Anche se va detto che le mayors americane sono molto più prudenti delle disinvolte produzioni di Hong Kong e che le assicurazioni occidentali si rifiutano di coprire le acrobazie estreme.

LA BATTUTA: Ora che siamo uomini di legge non avremo neanche la metà delle donne che avevamo da banditi.

IL LINK
L'home page del film

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