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L'albero
delle pere
di Francesca Archibugi, con Valeria Golino, Sergio Rubini, Stefano
Dionisi, Niccolò Senni
Distribuzione:
Istituto Luce, durata: 90'
LA
TRAMA: Una bambina si punge giocando con una siringa della
madre drogata. Il fratello cerca di scoprire se sia stata contagiata,
evitando di informarne gli adulti.
Graziosa
e promettente la battuta che circola anche nei trailer, dove di
dice che "Siddharta era Budda da magro": lascia sperare in quella
leggerezza di tocco che ha caratterizzato l'Archibugi nei suoi
momenti migliori, anche quando ha toccato temi dolenti o drammatici.
Purtroppo non è il caso di questo film: ben girato e interpretato,
ma come congelato nei sentimenti, appesantito dalla volontà di
autrice e privo appunto della toccante levità dei suoi momenti
di grazia. Il motivo sta forse in una certa artificiosità dell'assunto:
secondo il quale i figli di una generazione di genitori-bambini
rischiano di vedersi scippata la loro infanzia sotto il peso di
responsabilità precoci, chiamati quasi a far loro da padri ai
padri. "Abbiamo un tale spropositato mito della giovinezza,
che il non crescere è considerato quasi un valore. Invece l'infantilismo
è la stortura più sinistra del carattere, una malattia diffusa
e raccapricciante": con l'intento di dimostrarlo, l'Archibugi
disegna una coppia sereotipata di padri latitanti e un adolescente
cibernetico non sempre credibile, nonostante la bravura del giovane
interprete (premiato a Venezia come miglior attore esordiente).
E' comunque efficace la descrizione di un mondo adulto perennemente
vietato ai minori, insieme a quei fugaci accenni alle intermittenze
del cuore, nei quali eccelle la regista di «Mignon è partita».
Un discorso a parte merita la qualità scadente dell'audio, che
costringe lo spettatore a ricostruire faticosamente i dialoghi
attraverso un puzzle di oscuri borbottii: un appunto che non riguarda
tanto l'Archibugi quanto una carenza cronica del nostro cinema,
nel quale la presa diretta non è ancora una condizione naturale,
ma l'avventurarsi incerto nel territorio ancora pionieristico
del non-doppiato.
LA BATTUTA:
Puoi imbrogliare tutti, non puoi imbrogliare me.
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