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QUILLS,
LA PENNA DELLO SCANDALO
(Quills) di Philip Kaufman, con Geoffrey Rush, Kate Winslet, Joaquin
Phoenix, Michael Caine.
Distribuzione: FOX, durata: 123'
LA
TRAMA: I nefasti effetti del tentativo di redimere il Marchese
de Sade nel manicomio criminale dove era rinchiuso.
Più noto per aver dato il nome ad una perversione sessuale
che a un sistema filosofico, Donatien Alphonse Françoise
marchese de Sade è stato rivalutato solo nel '900 per la
carica anarchica e sovversiva del suo pensiero, il suo utopismo
senza illusioni, la sua prosa maestosa e apocalittica, la titanica
veemenza del suo ateismo. Oltre a innumerevoli saggi, sono stati
dedicati al Divin Marchese romanzi e pièces teatrali, fra
le quali giganteggia il «Marat-Sade» di Peter Weiss,
dal quale Peter Brook trasse nel '67 una mirabile versione cinematografica.
Anche questo film di Philip Kaufman nasce da un lavoro teatrale
di Doug Wright, che ne ha curato poi l'adattamento per lo schermo.
Ed entrambi i film raccontano l'ultimo periodo della vita del
Marchese, quando questi, rinchiuso nel manicomio criminale di
Charenton, organizzava delle recite interpretate dai pazienti
e talora basate su testi scritti da lui stesso. Le somiglianze
tra i due film purtroppo finiscono qui: se il primo offriva un
ritratto fosco e solenne del filosofo libertino, il secondo dimentica
il filosofo e riduce il libertino a una sorta di goliardico sporcaccione.
Accolto con immotivato entusiasmo dalla critica americana e gratificato
da tre nomination all'Oscar, «Quills» è
pretenzioso e velleitario. Per la verità, la prima parte
del film non è da buttar via: traspare l'intenzione di
raccontare il potere anarchico e sovversivo delle parole e, soprattutto,
nel ritratto sarcastico di Sade sopravvive qualcosa del suo feroce
umorismo. Ma poi tutto scivola in un grottesco melodramma. Doug
Wright ha la presunzione di sovrapporsi a Sade, preferendo riscrivere
delle storie in presunto stile sadiano piuttosto che attingere
alla pur prolifica opera del Divin Marchese. Altrettanta disinvoltura
viene manifestata nei confronti della realtà storica: e
così le uniche due persone che si mostrarono pietose verso
l'empio Marchese (e che furono paradossalmente sua moglie Renée
e il suo carceriere Coulmier) si trasformano chissà perché
in rancorosi persecutori. La sceneggiatura azzarda qualche oscenità
blasfema ma trascura del tutto il pensiero filosofico sadiano.
Quanto a Philip Kaufman, si conferma un regista che ama la buona
letteratura, ma il suo è un amore non ricambiato: agli
autori che ha fin qui portato sullo schermo (Milan Kundera, Tom
Wolfe, Henry Miller, Anais Nin) non ha reso infatti un buon servizio.
Sade non fa eccezione, tanto che di fronte a questo improvvido
omaggio alla memoria apocrifa del Divin Marchese, quasi si rimpiange
che non sia stata rispettata la sua volontà testamentaria,
dove auspicava che le tracce della mia tomba scompariranno
dalla superficie della terra come mi auguro che il ricordo di
me si cancelli dalla memoria degli uomini .
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LA BATTUTA: Non ho altra compagnia che i personaggi
che creo.
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