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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

QUILLS, LA PENNA DELLO SCANDALO
(Quills) di Philip Kaufman, con Geoffrey Rush, Kate Winslet, Joaquin Phoenix, Michael Caine.
Distribuzione: FOX, durata: 123'

LA TRAMA: I nefasti effetti del tentativo di redimere il Marchese de Sade nel manicomio criminale dove era rinchiuso.

clicca per ingrandire Più noto per aver dato il nome ad una perversione sessuale che a un sistema filosofico, Donatien Alphonse Françoise marchese de Sade è stato rivalutato solo nel '900 per la carica anarchica e sovversiva del suo pensiero, il suo utopismo senza illusioni, la sua prosa maestosa e apocalittica, la titanica veemenza del suo ateismo. Oltre a innumerevoli saggi, sono stati dedicati al Divin Marchese romanzi e pièces teatrali, fra le quali giganteggia il «Marat-Sade» di Peter Weiss, dal quale Peter Brook trasse nel '67 una mirabile versione cinematografica. Anche questo film di Philip Kaufman nasce da un lavoro teatrale di Doug Wright, che ne ha curato poi l'adattamento per lo schermo. Ed entrambi i film raccontano l'ultimo periodo della vita del Marchese, quando questi, rinchiuso nel manicomio criminale di Charenton, organizzava delle recite interpretate dai pazienti e talora basate su testi scritti da lui stesso. Le somiglianze tra i due film purtroppo finiscono qui: se il primo offriva un ritratto fosco e solenne del filosofo libertino, il secondo dimentica il filosofo e riduce il libertino a una sorta di goliardico sporcaccione. Accolto con immotivato entusiasmo dalla critica americana e gratificato da tre nomination all'Oscar, «Quills» è pretenzioso e velleitario. Per la verità, la prima parte del film non è da buttar via: traspare l'intenzione di raccontare il potere anarchico e sovversivo delle parole e, soprattutto, nel ritratto sarcastico di Sade sopravvive qualcosa del suo feroce umorismo. Ma poi tutto scivola in un grottesco melodramma. Doug Wright ha la presunzione di sovrapporsi a Sade, preferendo riscrivere delle storie in presunto stile sadiano piuttosto che attingere alla pur prolifica opera del Divin Marchese. Altrettanta disinvoltura viene manifestata nei confronti della realtà storica: e così le uniche due persone che si mostrarono pietose verso l'empio Marchese (e che furono paradossalmente sua moglie Renée e il suo carceriere Coulmier) si trasformano chissà perché in rancorosi persecutori. La sceneggiatura azzarda qualche oscenità blasfema ma trascura del tutto il pensiero filosofico sadiano. Quanto a Philip Kaufman, si conferma un regista che ama la buona letteratura, ma il suo è un amore non ricambiato: agli autori che ha fin qui portato sullo schermo (Milan Kundera, Tom Wolfe, Henry Miller, Anais Nin) non ha reso infatti un buon servizio. Sade non fa eccezione, tanto che di fronte a questo improvvido omaggio alla memoria apocrifa del Divin Marchese, quasi si rimpiange che non sia stata rispettata la sua volontà testamentaria, dove auspicava che “ le tracce della mia tomba scompariranno dalla superficie della terra come mi auguro che il ricordo di me si cancelli dalla memoria degli uomini ”.

   

LA BATTUTA: Non ho altra compagnia che i personaggi che creo.

IL LINK
L'home page del film

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