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Costretti
a uccidere
(The
Replacement Killers) di Antointe Fuqua, con Chow Yun-Fat, Mira
Sorvino, Michael Rooker, Jurgen Prochnov.
USA,
1998. Distr.: Columbia Tristar., durata: 88'
LA
TRAMA: Un killer rifiuta di commettere un delitto particolarmente
odioso e si attira le ire del potente mandante. Nello scontro
che segue viene coinvolta una giovane falsaria.
Sponsorizzato
da Quentin Tarantino (ex partner di Mira Sorvino) e dal regista-culto
di Hong Kong John Woo, esordisce con questo noire un brillante
regista pubblicitario americano, Antoine Fuqua. E si tratta di
un debutto di tutto rispetto, che difatti non è passato inosservato:
prossimamente Fuqua girerà Entrapment con Sean Connery. Certo,
qui non c'è da aspettarsi spessore drammatico o psicologico, ma
nel campo del puro cinema d'azione Fuqua fa impallidire persino
i film dell'estremo oriente ai quali manifestamente si ispira.
Ritmo spasmodico, regia da manuale, alternarsi di ferocia e sentimentalismo,
di sparatorie e di commedia: ecco gli ingredienti di quello che
gli americani chiamano more death than dialogue, i film con più
morti che dialoghi. Violenza a iosa, dunque: nella sola sequenza
finale il protagonista, armato di una pistola per mano, ha esploso
ben 546 colpi, tanto da doversi far medicare per delle ustioni.
Ma si tratta di una violenza talmente inverosimile, acrobatica
ed estetizzante da divenire quasi astratta, come una sorta di
balletto rituale. Accanto a una spiritosa Mira Sorvino, fa da
mattatore Chow Yun-Fat, star di Hong-Kong qui la suo primo film
in inglese: non sarà un grandissimo attore, ma ha una indubbia
presenza scenica e un volto interessante, che ne fa una sorta
di Robert Mitchum del Sol Levante.
LA BATTUTA:
(Nella scena dell'addio) Era più facile quando ci sparavano
addosso.
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