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ROMEO
DEVE MORIRE
(Romeo
Must Die) di Andrzej Bartkowiak, con Jet Li, Aaliyah, Isaiah Washington,
Russell Wong, DMX.
Distribuzione: Warner Bros., durata: 114'
LA
TRAMA: Due famiglie mafiose - una afroamericana e l'altra
asiatica - si sfidano per il controllo del porto di Oakland. Ma
fra due giovani delle famiglie rivali sboccia l'amore.
Non
fatevi illusioni: non si tratta di una versione moderna e visionaria
del capolavoro di Shakespeare, come era «Romeo & Giulietta»
di Baz Luhrmann. In questo caso il riferimento ai celeberrimi
amanti di Verona è solo un pretesto per fornire una traccia
e inserire una love-story nell'impianto tradizionale di un film
gangster, aricchito da una generosa porzione di arti marziali.
Il tutto ambientato a Oakland - patria dell'hip-hop - e condito
dalle canzoni di due star musicali, che compaiono nel film anche
in veste di attori: DMX e Aaliyah. L'astuta ed eterogenea ricetta
è di Joel Silver (il produttore di «Matrix»),
che ha deciso di lanciare come protagonista in Occidente la star
asiatica Jet Li, che già aveva utilizzato come cattivo
nel quarto episodio della serie di «Arma letale».
Campione di kung-fu, Jet Li è una star celeberrima in Oriente
ed ora può finalmente approfittare del momento d'oro per
il cinema di Hong Kong importato ad Hollywood. A Hong Kong il
publico pretende che sia effettivamente il protagonista ad esibirsi
nelle scene di lotta, senza controfigure: per questo lì
prima si diventa campione di arti marziali e poi attore. Così,
mentre di solito ad Hollywood si usano i divi solo per i primi
piani li si sostituisce con degli stunt nei totali, nel
caso di «Romeo deve morire» Jet Li interpreta di persona
tutti i combattimenti e le scene rischiose, offrendo la possibilità
al regista di effettuare anche delle riprese senza stacchi. E'
una caratteristica che il produttore Joel Silver accomuna al grande
musical degli anni '30, '40 e '50: "Potevi riprendere
Gene Kelly dalla testa ai piedi durante tutti i suoi numeri di
danza". Un paragone solo apparentemente bizzarro: poiché,
nei casi migliori, i combattimenti dei film di Hong Kong sono
astratti e perfetti come coreografie. Questo film conta otto eccellenti
scene di lotta: ognuna diversa dall'altra, sia nelle mosse che
nello stile, e in ciascuna delle quali si adottano differenti
tipi di arti marziali a seconda della situazione. Certamente la
più insolita e la più impegnativa è quella
in cui il protagonista sconfigge cinque avversari mentre è
prigioniero in una cella e appeso a testa in giù per un
piede ad una corda. Una scena che da sola ha richiesto una settimana
di riprese.
LA BATTUTA: Facciamo
una cosa: tu mi lasci andare e io ti lascio vivere.
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