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Ronin
di
John Frankenheimer, con Robert De Niro, Jean Reno, Natasha McElhone,
Stellan Skarsgård, Sean Bean e Jonhathan Pryce
Distribuzione:
U.I.P., durata: 121'
LA
TRAMA: Un team di ex agenti segreti di varie nazionalità viene
assoldato per rubare una valigetta protetta da sofisticati sistemi
di sicurezza.
Sembrava
che le prime vittime della fine della guerra fredda sarebbero
stati gli scrittori e i registi di spy-stories, destinati a rimanere
senza lavoro al pari dgli agenti segreti di cui avevano raccontato
per anni le gesta. E invece si sono tutti quanti riciclati, dedicandosi
appunto a raccontare le metamorfosi della categoria dopo caduta
dei blocchi. E' il caso di questo «Ronin», che si fonda già nel
titolo su un parallelo (invero un po' azzardato) fra gli agenti
segreti di oggi e i samurai di un tempo, rimasti senza scopo e
senza onore dopo la scomparsa dei loro padroni. Ma, a parte questo,
si tratta di un gran bel film di azione, come se ne facevano una
volta: niente effetti speciali e computergrafica, niente sparatorie
inverosimili e pirotecniche come dei film di Hong Kong. Al loro
posto, una solida sceneggiatura (revisionata da David Mamet),
personaggi suggestivi, ritmi serratissimi, sequenze di azione
realistiche e molto efficaci. Straordinerie ad esempio le scene
di inseguimento in automobile, sebbene quella in contromano sia
rubacchiata a un classico di qualche anno fa: «Vivere e morire
a Los Angeles». Alla guida del film un uomo della vecchia guardia,
abile ma un po' disorientato nella nuova realtà cinematografica,
proprio come i vecchi agenti segreti in quella reale: John Frankenheimer,
classe 1930, regista di film come «L'uomo di Alcatraz», «Il treno»
e «Il braccio violento della legge 2».
LA BATTUTA: Non
entro mai in nessun posto se non so come uscirne.
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