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CAVALCANDO COL DIAVOLO
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

CAVALCANDO COL DIAVOLO
(Ride with the Devil) di Ang Lee, con Jack Bull Chiles, Jake Roedel, Sue Lee Shelly, Daniel Holt, George Clyde.
Distribuzione: FilmAuro, durata: 134'

LA TRAMA: 1861. Durante la Guerra Civile, giovani simpatizzanti sudisti all'interno dei territori dell'Unione partecipano ad azioni di guerriglia nelle retrovie nordiste.

Il poster Benché Ang Lee (l'autore di «Banchetto di nozze» e «Ragione e sentimento») sia straordinariamente eclettico, non può non stupire che si sia cimentato in un western. E' naturale che venga da chiedersi come un regista Taiwanese dei nostri giorni possa identificarsi con i Sudisti e gli Yankees impegnati a fronteggiarsi nella Guerra di Secessione americana; e che cosa abbia a spartire un intellettuale come lui con le cavalcate e le sparatorie. La risposta la offre lo stesso Lee: "La Guerra Civile non è stata semplicemente uno scontro fisico, ma è stata anche una guerra di pensiero, un conflitto che ci ha catapultato nell'era contemporanea: il mondo della democrazia di massa e del capitalismo". In quella sfortunata generazione di giovani costretti a crescere troppo in fretta e a perdere di colpo la loro innocenza, Lee vede un processo di cambiamento, brutale ma necessario, tipico dell'epoca moderna. E proprio lui, orientale trasferito in America, cinefilo cresciuto nel culto del grande cinema hollywoodiano, può interpretare meglio di altri la Guerra Civile come il primo passo di quella americanizzazione del mondo che ha caratterizzato, nel bene e nel male, l'epoca in cui viviamo. Maturazione, emancipazione, cambiamento: di questo parla in realtà «Cavalcando col diavolo» attraverso i colpi di pistola e lo spargimento di sangue e budella. Lettore raffinato, Lee ha trovato nel libro di Daniel Woodrell «Woe to Live On» i tipici elementi di un romanzo di formazione, ma inseriti in un contesto storico significativo. La grande idea di raconto è di empatizzare emotivamente con dei ragazzi schierati storicamente dalla parte sbagliata. Il risvolto più interessante è che la realtà si rivela più forte dell'ideologia: e così anche quei giovani sudisti schierati per ragioni di campanilismo dalla parte del Vecchio, sono sopraffatti quasi loro malgrado dalla avanzata del Nuovo, aderendo di fatto ad idee che teoricamente respingono: come l'emancipazione femminile o quella razziale. Tutto questo Lee lo racconta con qualche squilibrio narrativo (la prima parte del film è molto più debole della seconda) ma con estrema sensibilità. E forse proprio il fatto di non essere americano gli permette di vedere con maggiore lucidità lo strano fenomeno per il quale gli Stati Uniti in tutta la loro storia hanno dichiarato guerra una sola volta: e lo hanno fatto contro sé stessi.

  16:9  

LA BATTUTA: Il matrimonio è un pilastro della società: né più né meno che la schiavitù.

IL LINK
L'home page del film

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