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CAVALCANDO
COL DIAVOLO
(Ride
with the Devil) di Ang Lee, con Jack Bull Chiles, Jake Roedel,
Sue Lee Shelly, Daniel Holt, George Clyde.
Distribuzione: FilmAuro, durata: 134'
LA
TRAMA: 1861. Durante la Guerra Civile, giovani simpatizzanti
sudisti all'interno dei territori dell'Unione partecipano ad azioni
di guerriglia nelle retrovie nordiste.
Benché
Ang Lee (l'autore di «Banchetto di nozze» e «Ragione
e sentimento») sia straordinariamente eclettico, non può
non stupire che si sia cimentato in un western. E' naturale che
venga da chiedersi come un regista Taiwanese dei nostri giorni
possa identificarsi con i Sudisti e gli Yankees impegnati a fronteggiarsi
nella Guerra di Secessione americana; e che cosa abbia a spartire
un intellettuale come lui con le cavalcate e le sparatorie. La
risposta la offre lo stesso Lee: "La Guerra Civile non
è stata semplicemente uno scontro fisico, ma è stata
anche una guerra di pensiero, un conflitto che ci ha catapultato
nell'era contemporanea: il mondo della democrazia di massa e del
capitalismo". In quella sfortunata generazione di giovani
costretti a crescere troppo in fretta e a perdere di colpo la
loro innocenza, Lee vede un processo di cambiamento, brutale ma
necessario, tipico dell'epoca moderna. E proprio lui, orientale
trasferito in America, cinefilo cresciuto nel culto del grande
cinema hollywoodiano, può interpretare meglio di altri
la Guerra Civile come il primo passo di quella americanizzazione
del mondo che ha caratterizzato, nel bene e nel male, l'epoca
in cui viviamo. Maturazione, emancipazione, cambiamento: di questo
parla in realtà «Cavalcando col diavolo» attraverso
i colpi di pistola e lo spargimento di sangue e budella. Lettore
raffinato, Lee ha trovato nel libro di Daniel Woodrell «Woe
to Live On» i tipici elementi di un romanzo di formazione,
ma inseriti in un contesto storico significativo. La grande idea
di raconto è di empatizzare emotivamente con dei ragazzi
schierati storicamente dalla parte sbagliata. Il risvolto più
interessante è che la realtà si rivela più
forte dell'ideologia: e così anche quei giovani sudisti
schierati per ragioni di campanilismo dalla parte del Vecchio,
sono sopraffatti quasi loro malgrado dalla avanzata del Nuovo,
aderendo di fatto ad idee che teoricamente respingono: come l'emancipazione
femminile o quella razziale. Tutto questo Lee lo racconta con
qualche squilibrio narrativo (la prima parte del film è
molto più debole della seconda) ma con estrema sensibilità.
E forse proprio il fatto di non essere americano gli permette
di vedere con maggiore lucidità lo strano fenomeno per
il quale gli Stati Uniti in tutta la loro storia hanno dichiarato
guerra una sola volta: e lo hanno fatto contro sé stessi.
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LA BATTUTA: Il
matrimonio è un pilastro della società: né
più né meno che la schiavitù.
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