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Salvate
il soldato Ryan
di
Steven Spielberg, con Tom Hanks, Edward Burns, Matt Damon, Tom
Sizemore
Distribuzione:
U.I.P., durata: 163'
LA
TRAMA: Dopo lo sbarco in Normandia, a un gruppo di otto soldati
viene affidato il compito di salvare a tutti i costi un proprio
commilitone.
Presentato
in anteprima al Festival di Venezia, l'ultimo film di Spielberg
ha tutti i requisiti per bissare in Italia il successo che ha
accolto quest'estate il suo esordio in America. Un esito tutt'altro
che scontato, visto che il pubblico sembrava aver sepolto da anni,
con il fiasco clamoroso di «Quell'ultimo ponte» di Attenborough,
il genere del kolossal bellico sulla seconda guerra mondiale.
E, per i registi statunitensi, guerra era diventata esclusivo
sinonimo di Vietnam, per ovvi motivi ideologici e generazionali.
I vecchi film sull'ultima guerra erano ormai sepolti nella memoria
e nella retorica. Invece, partendo dal ricordo di uno dei più
realistici e coraggiosi di quei film, cioè «Bastogne» di Wellman
(1949), Spielberg ha tratto l'ispirazione per un film che sapesse
esprimere l'orrore della guerra senza nulla togliere al sacrificio
di quanti diedero la vita per la libertà. Lo attendevano al varco
due trappole: da un lato la retorica dell'eroismo, dall'altro
quella del pacifismo. Se infatti è improponibile il patriottismo
vecchia maniera, è anche difficile immaginare che si potessero
sconfiggere i nazisti mettendo i fiori nei cannoni. Spielgberg
ha trovato la chiave magica nella verità: una verità storica perseguita
minuziosamente nella ricostruzione dello sbarco in Normandia e
valorizzata anche dallo stile visivo del film, che utilizza colori
desaturati, ottiche simili a quelle in uso all'epoca e concitate
riprese con la macchina a mano per dare l'impressione più di un
documentario che di un'opera di fiction. Il risultato è un capolavoro
di grande onestà intellettuale e di sicuro impatto emotivo. Anche
la crudezza quasi insopportabile delle immagini sulla carneficina
del D-Day assolve coerentemente allo scopo di scongiurare la fascinazione
estetica della guerra e della morte.
LA BATTUTA: Più
uomini uccido, più mi sento lontano da casa.
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