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a cura di Alessandro Bencivenni in collaborazione con in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

Salvate il soldato Ryan
di Steven Spielberg, con Tom Hanks, Edward Burns, Matt Damon, Tom Sizemore
Distribuzione: U.I.P., durata: 163'

LA TRAMA: Dopo lo sbarco in Normandia, a un gruppo di otto soldati viene affidato il compito di salvare a tutti i costi un proprio commilitone.

la foto

Presentato in anteprima al Festival di Venezia, l'ultimo film di Spielberg ha tutti i requisiti per bissare in Italia il successo che ha accolto quest'estate il suo esordio in America. Un esito tutt'altro che scontato, visto che il pubblico sembrava aver sepolto da anni, con il fiasco clamoroso di «Quell'ultimo ponte» di Attenborough, il genere del kolossal bellico sulla seconda guerra mondiale. E, per i registi statunitensi, guerra era diventata esclusivo sinonimo di Vietnam, per ovvi motivi ideologici e generazionali. I vecchi film sull'ultima guerra erano ormai sepolti nella memoria e nella retorica. Invece, partendo dal ricordo di uno dei più realistici e coraggiosi di quei film, cioè «Bastogne» di Wellman (1949), Spielberg ha tratto l'ispirazione per un film che sapesse esprimere l'orrore della guerra senza nulla togliere al sacrificio di quanti diedero la vita per la libertà. Lo attendevano al varco due trappole: da un lato la retorica dell'eroismo, dall'altro quella del pacifismo. Se infatti è improponibile il patriottismo vecchia maniera, è anche difficile immaginare che si potessero sconfiggere i nazisti mettendo i fiori nei cannoni. Spielgberg ha trovato la chiave magica nella verità: una verità storica perseguita minuziosamente nella ricostruzione dello sbarco in Normandia e valorizzata anche dallo stile visivo del film, che utilizza colori desaturati, ottiche simili a quelle in uso all'epoca e concitate riprese con la macchina a mano per dare l'impressione più di un documentario che di un'opera di fiction. Il risultato è un capolavoro di grande onestà intellettuale e di sicuro impatto emotivo. Anche la crudezza quasi insopportabile delle immagini sulla carneficina del D-Day assolve coerentemente allo scopo di scongiurare la fascinazione estetica della guerra e della morte.

LA BATTUTA: Più uomini uccido, più mi sento lontano da casa.

  L'ARCHIVIO 1998-1999

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