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IL
SAPORE DELLA VITTORIA
(Remember The Titans) di Baaz Yakin, con Denzel Washington, Will
Patton, Wood Harris, Ryan Hurst.
Distribuzione: Buena Vista, durata: 113'
LA
TRAMA: 1971. Le difficoltà di integrazione razziale
nelle scuole americane si riflettono nella squadra di football
di un college della Virginia.
Qualche anno fa, da noi sarebbe sembrato banale, se non addirittura
superfluo, un appello all'antirazzismo nel mondo dello sport e,
per estensione, in tutta la cosiddetta società civile.
Ma ora, col ripetersi dei fischi stronzi allo stadio contro i
giocatori di colore, si capisce che non si può dare nulla
per scontato e che in materia di antirazzismo bisogna ricominciare
dall'ABC. Una buona occasione per prendere ripetizioni al riguardo
ce la offre questo film: solido, volenteroso, un po' quadrato
come il suo protagonista Denzel Washington. L'anno è il
1971, che segna la fine formale della segregazione negli USA ma
anche l'inizio di nuovi tumulti sociali e lotte per i diritti
civili. Il luogo è Alexandria, cittadina della Virginia,
stato particolarmente ostico in fatto di integrazione razziale.
Il fatto è la formazione di una squadra scolastica di football
americano: doppiamente scandalosa in quanto squadra mista di bianchi
e di neri, per di più agli ordini di un coach di colore.
Il bello è che questa improbabile squadra, piena di odi
reciproci, rivalità esplosive, dosi massicce e razzialmente
incompatibili di testosterone trova una sua miracolosa coesione
interna, sbaraglia gli avversari e contribuisce all'abbattimento
di barriere secolari all'interno della comunità locale.
Il meglio è che è tutto vero. Lo sceneggiatore di
colore Gregory Allen Howard ha sentito infatti questa storia ritornando
nella nativa Virginia dopo molti anni trascorsi a Los Angeles:
e ha scoperto che gran parte dell'inedito livello di integrazione
trovato al suo ritorno era stato merito delle imprese sportive
della squadra locale, i "Titans". La vicenda gli è
sembrata emblematica e la formula spettacolo+contenuti
ha convinto il produttore Jerry Bruckheimer, che ha affidato la
regia a un giovane proveniente dal cinema indipendente, Baaz Yokin.
Una tipica storia americana, come molto americana è la
valenza così fortemente simbolica dello sport, come americano
è il football che viene giocato: quello tosto, in cui la
coesione tribale del gruppo viene conquistata tirando botte da
orbi. Denzel Washington ci offre un'ennesima variante del sergente
di ferro. Niente di nuovo, dunque; ma siccome la lezione antirazzista
trova ancora molti impreparati, forse un po' di ripasso non guasta.
«Il sapore della vittoria» ha il pregio di esprimere
il suo messaggio con chiarezza, semplicità ed efficacia.
La retorica non manca, ma è quasi inevitabile in un film
dalla dichiarata vocazione didascalica. Bene, fine della lezione.
I ripetenti dovranno mandare a mente quanto insegnava Elio nel
Pipppero: "ruotate le dita, unite le falangi e
stringete amicizia con persone che hanno il colore della pelle
diverso dal vostro".
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LA BATTUTA: Se questi ragazzi combattono insieme
in Vietnam, non vedo perché non debbano giocare insieme.
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