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THOMAS
IN LOVE
(Id.) di Pierre-Paul Renders, con Gaetano Varcasia, Aylin Yay,
Magali Pinglaut, Alexandre von Sivers.
Distribuzione: KeyFilms, durata: 97'
LA
TRAMA: La ricerca di amore di un giovane che non ha altro
contatto col mondo che il suo computer e la sua web-cam.
Un bel film di qualche anno fa, «Hello
Denise», raccontava le solitudini di alcuni giovani
perennemente al telefono: era una maniera azzeccata di mettere
in luce una contraddizione tipica della nostra epoca, il contrasto
fra lo sviluppo degli strumenti di comunicazione e l'impoverimento
della capacità di comunicare con gli altri. «Thomas
in Love» attualizza questo discorso e lo porta all'estremo:
il suo protagonista infatti è un trentenne colpito da agorafobia
acuta, che da otto anni vive rintanato in casa e l'unico contatto
con le altre persone lo ha attraverso lo schermo del proprio computer.
Estrema è anche la scelta stilistica usata dal regista
belga Pierre-Paul Renders per raccontare la vicenda: tutto il
film infatti è raccontato in soggettiva dall'invisibile
Thomas. Una trovata di questo tipo è estremamente rischiosa:
sia perché ha un'aria un po' pretenziosa e troppo razionale,
sia perché fatica a sostenere la durata di un intero film.
Ma Renders (al suo esordio in un lungometraggio) vince, anche
se di misura, la sua scommessa e riesce a dare credibilità
e spessore umano ai suoi personaggi. Quasi un miracolo, considerando
che le interlocutrici femminili di Thomas corrispondono volutamente
a dei cliché (la Madre, la Puttana, l'Innocente) e che
una di esse è addirittura virtuale: l'hostess erotica Clara,
realizzata in grafica digitale dalla casa di effetti speciali
Sparx. La
sceneggiatura intelligente di Philippe Blasband riesce paradossalmente
ad utilizzare la storia di una clausura psicologica per raccontare
un'apertura ai sentimenti, per farci riflettere sugli elementi
che compongono ciò che chiamiamo amore: attrazione fisica,
bisogno di amare, pulsione a proteggere e aiutare, il richiamo
per ciò che è radicalmente diverso da noi, il desiderio
di superarsi o di morire. Thomas diventa il prototipo radicale
di una generazione di cybernauti che Douglas Coupland (quello
di «Generazione X») ha riassunto così: "non
sanno come comportarsi con donne vive e vegete, perciò
si limitano a supporre che sia un problema di interfaccia utente.
Non è colpa loro. Aspettano solo che qualcuno rilasci la
versione successiva: qualcosa di più user friendly".
Oltre che sul piano psicologico, «Thomas in Love»
vanta delle scelte felici anche dal punto di vista visivo e riesce
a tratteggiare il suo scenario futuribile con pochi efficaci dettagli:
come le pitture sui visi e sui corpi, che suggeriscono una società
talmente priva di identità da attingere disperatamente
a misteriosi riti di appartenenza e perdute tradizioni tribali.
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LA BATTUTA: Io sono una puttana terapeutica
rimborsata dall'assicurazione.
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