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TRAFFIC
(Id.) di Steven Soderbergh, con Michael Douglas, Benicio Del Toro,
Catherine Zeta-Jones, Dennis Quaid, Amy Irving.
Distribuzione: Columbia Tristar, durata: 147'
LA
TRAMA: Il mondo del narcotraffico raccontato attraverso tre
storie interconnesse che si svolgono fra gli Stati Uniti e il
Messico.
E' un'annata davvero speciale per il regista Steven Soderbergh,
candidato all'Oscar (miglior film e miglior regia) sia per «Erin
Brockovich» che per «Traffic»: due film
molto diversi per tono e stile, ma accomunati entrambi da un sincero
impegno verso i problemi sociali. «Traffic» in particolare
affronta con una crudezza inconsueta per Hollywood il suo tema:
ossia il traffico degli stupefacenti. L'argomento e il titolo
sono ripresi da una miniserie inglese, «Traffik»,
che tracciava la rotta del narcotraffico dal Pakistan in Gran
Bretagna attraverso l'Europa. Il film sposta la scena fra gli
Stati Uniti e il Messico, che negli ultimi anni comincia a rivaleggiare
con la Colombia per il volume dei suoi traffici. L'idea di base
è semplice ma molto efficace: ripercorrere l'itinerario
di un carico di droga - diciamo così - dal produttore al
consumatore, seguendo una partita di cocaina attraverso la frontiera.
Questo carico coinvolge dei personaggi impegnati nella lotta,
nel consumo o nello spaccio. Fronti diversi, frontiere diverse
e classi sociali completamente diverse: una scelta che consente
di offrire un quadro del problema emblematico e a tutto tondo,
senza prediche e senza sconti. Come osserva lo sceneggiatore Stephen
Gaghan (anche lui candidato all'Oscar) "c'è un
effetto cumulativo nel vedere queste storie che si intrecciano
e si intersecano - come la droga viene da un determinato posto
e finisca in un altro e come influenzi la vita di innumerevoli
esseri umani nel suo percorso. Una studentessa delle superiori
dell'Ohio finisce con l'usare la droga che è stata lavorata
da qualcuno in Messico. E ciascuno degli attori di questo dramma
ha una vita vera che vale la pena di esaminare". Il copione
è effettivamente molto realistico e ben documentato, grazie
anche alla consulenza del giornalista Tim Golden, premio Pulitzer
per i suoi articoli sul narcotraffico. La fotografia (dello stesso
Soderbergh, che la firma però sotto pseudonimo per problemi
sindacali) è sporca e suggestiva e il regista si è
messo di persona anche alla macchina da presa, girando quasi tutto
a mano e con luce naturale. Ottimi gli attori, fra i quali spiccano
Benicio Del Toro (altra nomination), la giovanissima Erika
Christensen e un Tomas Milian irriconoscibile ma in stato di grazia,
nel ruolo del fosco generale Salazar: personaggio ispirato a Jesus
Gutiérrez Rebollo, lo zar antidroga messicano, rivelatosi
doppiogiochista e arrestato nel '97. «Traffic» è
un film documentato, verosimile e crudo, che solo nel finale fa
qualche concessione consolatoria: ma, più che un cedimento
all' happy end, dobbiamo considerarlo un appello all'impegno
civile e alla speranza dettato dall'ottimismo della volontà.
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LA BATTUTA: I tossici si curano da soli dalla
dipendenza: muoiono di overdose.
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