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Truman
Show
di
Peter Weir, con Jim Carrey, Laura Linney, Noah Emmerich, Natasha
McElhone, Holland Taylor
Distribuzione:
U.I.P., durata: 103'
LA
TRAMA: Un uomo scopre di essere il protagonista inconsapevole
di uno show in tempo reale. Sottrarsi al suo ruolo si rivela molto
difficile...
Che
la vita sia un sogno condiviso o una recita inconsapevole è un'idea
di enorme suggestione, tanto ricca di implicazioni poetiche e
filosofiche da essere stata visitata da schiere di artisti e pensatori.
E' una fantasia vertiginosa ma anche abbordabile, tanto che nell'ultima
stagione cinematografica compare in almeno due film: «The Game»
e «I miei più cari amici». In fondo è perfino dubbio che sia una
fantasia, visto che in Svizzera una famiglia ha accettato di vendere
la sua privacy, vivendo a scopo propagandistico nella vetrina
di un supermercato. La storia non è che una versione potenziata
delle mille trasmissioni TV con telecamere nascoste e specchi
segreti. Dunque, un'idea suggestiva può divenire anche ovvia o
prevedibile. Ma non è solo sulla originalità dell'idea che si
fonda il film di Peter Weir, un successo annunciato di questa
stagione cinematografica, presentato in anteprima alla Mostra
del cinema di Venezia ed ora finalmente sugli schermi. Il film
fa appello alla inclinazione naturale dello spettatore per le
fantasie persecutorie e lo fa (grazie alla strepitosa interpretazione
di Jim Carrey) in maniera estremamente naturale. Quello che sulla
carta potrebbe apparire solo un gioco intelligente, una antologia
critica di massmediologia, diventa invece una storia commovente
e credibile. E, a far riflettere sullo scarto sottilissimo tra
realtà e finzione, basti pensare che la cittadina immaginaria
di Seahaven, dove è ambientata la vicenda, è un posto reale della
Florida: Seaside. Reale, ovviamente, alla maniera del film: dove
la comprovata esistenza delle cose non le rende per questo meno
artificiali o improbabili.
LA BATTUTA: Credo
che Truman sia stato il primo bambino ad essere legalmente adottato
da un network.
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