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TOY
STORY 2
Woody & Buzz alla riscossa
di
John Lasseter, con le voci italiane di Fabrizio Frizzi, Massimo
Dapporto, Ilaria Stagni, Vittorio Amandola.
Distribuzione: Buena Vista, durata: 94'
LA
TRAMA: Il cow-boy Woody scopre di essere un raro giocattolo
da collezione e deve scegliere fra la gloria e i sentimenti.
Non è impresa facile fare il numero due di un film riuscito
come «Toy Story». Riuscito non solo sotto il profilo
tanto celebrato della coputergrafica, ma soprattutto sul piano
delle idee: tanto che è stato primo lungometraggio di animazione
a candidarsi all'Oscar per la miglior sceneggiatura originale.
Le idee veramente forti e poetiche del primo capitolo erano sostanzialmente
due: che i giocattoli hanno sentimenti e una loro vita autonoma
e segreta, e che il loro "lavoro" consiste nell'interpretare
dei ruoli, come degli attori: tanto che Buzz era così preso
dal suo personaggio da non rendersi nemmeno conto di essere solo
un giocattolo. Entrambi questi spunti vengono ripresi e approfonditi
anche nel secondo capitolo della saga: qui non può più
essere Buzz, ovviamente, a prendersi per un vero astronauta, ma
lo fa al suo posto uno dei tanti giocattoli prodotti a sua immagine
e somiglianza. A questi spunti già collaudati se ne aggiunge
uno nuovo ed originale: la riscoperta da parte di Woody della
propria identità e del proprio passato. Il cow-boy apprende
infatti di essere un raro giocattolo degli anni Cinquanta, protagonista
di un dimenticato serial e ora possibile attrazione di un museo
specializzato in giocattoli d'epoca. Questa trovata, che nasce
dalla passione dello stesso Lasseter per il collezionismo, è
stato lo spunto di operazioni visive raffinatissime: come la creazione
di una intera linea di prodotti in sile retrò ispirati
a Woody e la messa in scena di un vecchio serial in bianco e nero,
la cui realizzazione ha richiesto la creazione di un apposito
programma 3D, per mettere a punto il quale sono stati necessari
ben due anni di lavoro: come a dire, il massimo della tecnologia
attuale per ottenere la simulazione di una tecnologia primordiale.
Da un punto di vista tecnico, inutile dire che il film della Pixar
è prodigioso: anche grazie alla velocità di rendering,
aumentata del 140% dall'epoca del primo «Toy Story».
Ma, ripetiamo ancora, la grandezza di Lasseter &C. sta nel
non essere feticisti della tecnologia: il computer per loro è
un mezzo e non un fine. "Per me è la storia che
coinvolge il pubblico, piuttosto che la tecnologia o l'immagine
del film", ha dichiarato il regista "In realtà
facciamo film per noi stessi: quelli che vorremmo vedere come
spettatori. E i film che mi piacciono di più sono quelli
che mi fanno ridere a crepapelle ma che allo stesso tempo mi commuovono.
E' una tradizione Disney, noi abbiamo solo tentato di adattarla
al nuovo mezzo espressivo".
LA BATTUTA: Non
parlare coi giocattoli che non conosci!
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