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UNBREAKABLE
(IL PREDESTINATO)
(Id.)
di M. Night Shyamalan, con Bruce Willis, Samuel L. Jackson, Robin
Wright Penn, James Handy.
Distribuzione: Buena Vista, durata: 106'
LA
TRAMA: Unico superstite di un terribile disastro ferroviario,
un uomo comune incontra un bizzarro méntore che lo convince
di essere in possesso di doti che non hanno nulla di comune.
Il regista americano di origine indiana M. Night Shyamalan
è diventato meritatamente celebre con un thriller sofisticato
e inquietante, Sesto senso.
Ma prima ancora che questo film sorprendente si rivelasse un clamoroso
successo internazionale, aveva già pronto per Bruce
Willis un altro progetto: appunto Unbreakable. Se quest'ultimo
film replica alcuni temi e atmosfere dell'altro, non è
dunque per motivi di opportunismo ma per la continuità
di una stessa ispirazione (o ossessione) poetica. Shyamalan sembra
infatti accompagnato da alcuni fedeli fantasmi: i luoghi topici
della sua Philadelphia, una fraterna consonanza con la
morte, il dono di una dolente chiaroveggenza, il senso ineluttabile
dell'adempimento del proprio destino. Chi ha dimestichezza con
i supereroi della Marvel (o anche solo ha apprezzato la
trasposizione cinematografica degli X-Men),
sa che si tratta di eroi molto speciali, le cui doti soprannaturali
si accompagnano a una altrettanto marcata diversità: sono
al tempo stesso portatori di superpoteri e di handicap. Questa
duplicità è ripresa esplicitamente nel film, dove
la coppia dei protagonisti è assolutamente antitetica e
complementare: da una parte l'Uomo Indistruttibile e dall'altra
l'Uomo di Vetro, con implicazioni per entrambi sorprendenti e
dolorose sia sul piano fisico che su quello morale. La grande
eleganza di Shyamalan consiste nell'aver rinunciato alla enfatizzazione
avventurosa e spettacolare dei Marvel Comics per concentrarsi
esclusivamente sul nucleo psicologico della mitologia dei supereroi:
alla ricerca della verità simbolica che si nasconde dietro
le impossibili avventure dei supereroi. «Io credo che i
fumetti siano il nostro ultimo legame con una maniera antica di
tramandare la storia», dice il regista per bocca del coprotagonista
Samuel L. Jackson «Gli egiziani disegnavano sui muri.
C'è ancora nel mondo chi trasmette la conoscenza attraverso
forme pittoriche. I fumetti potrebbero essere una forma di storia
di cui qualcuno in qualche luogo ha avuto esperienza. In seguito,
quell'esperienza e quella storia, stritolate dalla machina commerciale,
sono state rese avvincenti, vivacizzate, trasformate in vignette
per le vendite». Del mondo del fumetto, il regista ha conservato
anche quella che viene definita, in un'altra battuta del film,
«l'idea di una prospettiva obliqua da cui vedere il mondo».
E infatti, in molte sequenze, la macchina da presa asseconda l'abitudine
dei bambini di osservare le cose inclinando la testa o guardandole
addirittura sottosopra: offrendoci dunque una prospettiva della
realtà inconsueta e straniante. L'inclinazione verso il
genere fantastico presuppone il possesso di un dono raro: quello
di rendere verosimile l'impossibile. M. Night Shyamalan ha questo
dono.
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LA BATTUTA: Viviamo in tempi mediocri.
Per molti è difficile credere che ci siano delle cose straordinarie
dentro di loro.
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