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UNEASY RIDERS
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

UNEASY RIDERS
(Nationale 7) di Jean-Pierre Sinapi, con Nadia Kaci, Olivier Bourmet, Lionel Abelanski, Chantal Neuwirth.
Distribuzione: KeyFilms, durata: 90'

LA TRAMA: Un disabile rivendica il proprio diritto alla sessualità e chiede a un' infermiera di trovargli una puttana disponibile.

clicca per ingrandire Hai voglia a illuderci che non abbiamo pregiudizi: eppure quanti di noi correrebbero senza esitazioni e imbarazzi a vedere un film che tratta dei problemi sessuali dei disabili? Invece questo UnEasy Riders è davvero un film da non perdere: semplice, intenso, commovente e - nonostante il tema doloroso - anche estremamente divertente. «Volevo realizzare una commedia» ha dichiarato il regista di origine italiana Jean-Pierre Sinapi «poiché il riso è comune a tutti e volevo che il mio pensiero fosse condivisibile con tutti». Creare un terreno comune fra cosiddetti diversi e presunti normali: questo è il punto. E Sinapi ci riesce talmente bene che presto si dimentica la differenza e il problema di costruirsi una vita affettiva o sessuale diventa appunto il terreno comune sul quale lo spettatore può incontrarsi e riconoscersi con i problemi speciali dei personaggi di questa storia. Dice ancora il regista: «Sia in sedia a rotelle che senza, il problema è lo stesso per tutti: far coincidere il desiderio con la realtà. Nel film affronto anche i problemi dei normodotati: che non se la cavano poi tanto meglio dei disabili...» Il protagonista è infatti un cinquantenne colpito da una patologia muscolare debilitante, che desidera fare l'amore con una donna prima che il suo male devastante lo renda impossibile. Attorno a lui ci sono altri disabili con gli stessi problemi, ma anche i normali coi loro handicap emotivi: un'infermiera incapace di aprirsi affettivamente all'uomo giusto, un corteggiatore incapace di toccarle il cuore, una collega incapace di affrontare la separazione dal marito, e così via. Tratto da una storia vera, il film la ricostruisce e l'affronta con toccante sensibilità, ma senza cadere mai nel pietismo o ricorrere al ricatto emotivo nei confronti dello spettatore: grazie anche al carattere scostante e collerico del protagonista, che all'inizio risulta così insopportabile da alleviarci dal dovere di compatirlo. Altro tocco geniale di Sinapi è il personaggio di Rabah: handicappato, omosessuale, di colore e musulmano, paradossale concentrato di diversità. Girato con una piccola telecamera digitale negli ambienti autentici di una casa di cura per adulti disabili nei pressi di Tolone, UnEasy Riders si avvale della presenza dei ricoverati nella comunità. Nei ruoli principali ci sono invece degli attori: tutti bravissimi, autentici e indistinguibili dai veri malati: a ennesima riprova di quanto il confine fra normali e diversi sia tracciato soprattutto dal tratto arbitrario dei nostri pregiudizi e delle nostre paure.

   

LA BATTUTA: Senza tre milioni di disoccupati non troveremmo nessuno che ci prende in braccio e ci pulisce il culo.

IL LINK
L'home page del film

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