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X-MEN
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

X-MEN
(Id.) di Bryan Singer, con Ian McKellen, Famke Janssen, James Mardsen, Anna Paquin, Ray Park, Patrick Stewart.
Distribuzione: FOX, durata: 104'

LA TRAMA: Nel futuro, il moltiplicarsi dei mutanti sulla Terra provoca timore e avversione nei cosiddetti normali. I mutanti si dividono in due fazioni contrapposte in lotta fra loro: quelli che vogliono combattere l'umanità e quelli che vogliono migliorarla.

Il poster Nel 1963, mentre negli Stati Uniti era all'apice il movimento per i Diritti Civili, il direttore responsabile editoriale e art director della Marvel Comics, Stan Lee, creò con Jack Kirby X-Men, uno strano fumetto che aveva per protagonisti dei supereroi mutanti guidati da un telepate paraplegico. Gli X-Men, come molti dei loro predecessori creati dalla Marvel, erano un insolito gruppo di eroi - sarcastici, anti-sociali e con dei vistosi problemi di auto-stima - in lotta contro perfidi cattivi nel loro universo di poteri speciali. La serie si esaurì dopo una sessantina di numeri, ma venne ripresa nel 1975 da Chris Claremont, che ne fece il più grande successo fumettistico americano di tutti i tempi. Il regista Bryan Singer (quello de «I soliti sospetti» e de «L'allievo») è rimasto colpito dall'allegoria del razzismo e dell'ottusità contenuta in quei fumetti e dal messaggio di tolleranza inserito in un contesto di azione e di avventura. Così, dopo otto anni di ripensamenti e cinque cambiamenti di soggetto, la trasposizione cinematografica vede finalmente la luce. Come nel fumetto originale, è il tema della diversità a fare da filo conduttore alla vicenda e ad arricchirla di uno spessore psicologico insolito in questo genere di film. L'esempio che gli si avvicina di più è il «Batman» di Tim Burton: e, non a caso «Edward mani di forbice» è parente stretto di Wolverine, il dolente eroe dotato di micidiali artigli retrattili celati nelle mani. Il paradosso che fa di questi esseri superiori dei perseguitati e dei reietti è sviluppato con forza, dando vita a una felice caratterizzazione dei personaggi. Spicca, come spesso accade, il 'cattivo', con Ian McKellen nei panni di Magneto: un ex deportato nei campi di concentramento che si aspetta dagli uomini solo odio e sterminio. La morale è riassunta in una battuta: L'umanità teme da sempre quello che non riesce a capire. Una morale semplice, che tuttavia arricchisce il film di qualcosa che va al di là del semplice spettacolo e del solito profluvio di effetti speciali: peraltro eccellenti e firmati da Michael Fink, già candidato all'Oscar proprio per «Batman».

  16:9  

LA BATTUTA: La mutazione è la chiave della nostra evoluzione.

IL LINK
L'home page del film

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