Norman Mailer - Oswald: Un mistero americano
Un romanziere come Norman Mailer, dopotutto, non è un romanziere: è anzitutto uno scrittore civile, un intellettuale a tutto campo impegnato nella riforma della società in cui vive e in cui ha smesso di credere da un pezzo. Vanno interpretate sotto un unico sguardo le prodezze di cui si è reso protagonista questo iracondo guru dell'establishment letterario americano: dalla candidatura a sindaco di New York all'arringa di piazza durante la marcia su Washington. I suoi libri non sono da meno. Incredibile che un narratore scriva un libro intitolato Pubblicità per me stesso. Ancora più incredibile che prenda di petto la situazione sociale con un testo che chiama Rapporti al Presidente. L'impresa colossale, tuttavia, Mailer l'ha riservata per il suo gigantesco Oswald: una ricognizione quasi filologica del Rapporto Warren, che Mailer passa al setaccio e sconfessa punto per punto, ricostruendo la vita pellegrina di quel fessacchiotto che fu Lee Harvey Oswald. Un avvertimento: leggetelo soltanto se l'affare Kennedy vi interessa moltissimo.
Don DeLillo - Libra
Un incursore come DeLillo, che ama bisturizzare le grandi ossessioni dell'immaginario americano, non poteva sottrarsi al fascino dell'omicidio di JFK. Tanto più che DeLillo, insieme a Pynchon, è per eccellenza lo scrittore delle cospirazioni e dei complotti, che utilizza per mettere a nudo le nevrosi statunitensi e per rappresentare l'ideologia del segreto che permea invisibilmente ogni regno democratico. Esplosa clamorosamente con il delirio metafisico di Underworld, questa inclinazione alle cospirazioni come motore narrativo ha il suo apice in Libra, ritratto impietoso della trasformazione dell'America dopo la guerra, anatomia precisa della vita di Lee Harvey Oswald che culmina con una spettacolare scena: quella in cui si affaccia Jack Ruby, per sovrapporre ingiustizia a ingiustizia. Un grande romanzo americano.
James Ellroy - American Tabloid
Forse, in anni di narrativa di mercato e d'inesistenza planetaria della poesia, Ellroy ha costruito la grande epica novecentesca. Lo ha fatto e lo continuerà a fare terminando la trilogia che ha iniziato con American Tabloid, una sorta di romanzo che dilaga (nella lingua come nella struttura) investendo mezzo secolo di storia americana. L'incredibile perizia di Ellroy è la forza sconvolgente che profonde nel rappresentare e nel rendere plausibile la rappresentazione di fatti e personaggi reali. JFK è in American Tabloid un fantasma vizioso, afflitto da eiaculatio precox, che gioca una burla finto affaire Marilyn Monroe. E' un grottesco e inefficiente burattino del Potere, che manda al massacro decine di uomini nell'incredibile caos della Baia dei Porci. E' un pirla coi capelli gonfiati e un po' meno pancetta di Clinton. E' l'Icona e sa di esserlo: e per questo morirà.
David Foster Wallace - Lyndon
Uno dei migliori talenti americani della letteratura contemporanea mette in scena un'allegoria del Potere in piena decadenza, gravido di sospetti e sensi di colpa: e di colpe effettive. Ne risulta un ritratto paradigmatico, reso in uno stile straordinario, zeppo di allitterazioni non soltanto fonetiche, bensì mentali. La vicenda di Lyndon Johnson, il suo frenetico passeggiare in tondo, a vuoto, nei corridoi dell'ospedale dove muore Kennedy, l'arcigno tentativo di conservare una dignità al di là del bene e del male, i rapporti con il proprio, inconfessabile vizio: è un quadro desolante e incendiario di cos'era l'America ieri, che lascia intravedere cos'è l'America oggi.
Oliver Stone - JFK
Un filmone, certo, in pieno stile americano, zeppo di idealismi che fanno ridere di qua dell'Atlantico, fittissimo di provocatori riferimenti ai buchi del Rapporto Warren. Eppure bisogna riconoscere a Stone che, in tempi di Spettacolo trionfante, ha messo lo Spettacolo al servizio, se non della verità, della ricerca indomita di questa. La documentazione (un autentico contro-Rapporto Warren) è completa e massiccia e diviene, a questo punto, un elemento ineliminabile del processo di ricerca storica. E' la grande tradizione di rendere fiction la non-fiction e viceversa: cioè, il motore autentico della letteratura e dell'arte americana. E' come leggere A sangue freddo di Truman Capote: un freddissimo esame storiografico di una vicenda in grado di attrarre quanto di più morboso e idealistico alberga nei lobi cerebrali degli americani. Clamorosa la sequenza della descrizione che Jim Garrison (interpretato da un Kevin Costner strepitoso) fa del percorso del proiettile secondo l'assurda teoria della Commissione. Un film inquietante: poiché, una volta di più, l'ambiguità tra storia e fiction viene esaltata.