È il 10 settembre 1993: sugli schermi americani, alle nove di sera, è prevista la prima puntata di X-Files, una nuova serie che Fox Network, rete minore, ha messo in cantiere senza neanche troppa convinzione per tentare di fare il solletico ai colossi dell'etere. Attori e autori sono pressoché sconosciuti: nomi come David Duchovny, Gillian Anderson, Chris Carter, ai più dicono poco o niente. Il 15% degli spettatori, forse in attesa del più sponsorizzato "The Chevy Chase Show" si sintonizzano così sul primo incontro tra il teorico del complotto Fox Mulder e la scettica Dana Scully, agenti FBI la cui carriera ha imboccato la scala per il seminterrato. Le poche recensioni che degnano il pilot sono più che caute, ma in fondo favorevoli.
Solo quattro anni più tardi, più o meno all'epoca della puntata intitolata "Getsemani", ultimo episodio della quarta stagione (consegnato in fretta e furia, oltre ogni possibile dead-line, a causa del creatore Chris Carter che a solo 18 ore dalla chiusura in montaggio ha rivoltato l'episodio come un calzino), X-Files è la serie televisiva più attesa e guardata del pianeta, capace di appassionare schiere di fans come solo Star Trek ha saputo fare.
Malgrado la serie sia oggi trasmessa in almeno 57 nazioni, il quartier generale di X-Files è un agglomerato di bungalow e roulotte nell'angolo sud ovest degli studi della Twentieth Century Fox a West Los Angeles. Pare strano, è vero, ma X-Files è stata sempre una serie a basso costo, capace di affidarsi più al non visto (complici i maestri degli effetti speciali capaci di arrangiarsi con ciò che capitava) che al budget miliardario. Ebbene sì, nello showbiz capita anche questo.
Ma poi, dopo qualche tempo, inizia a prevalere la normalità. Le ultime stagioni non sono più girate a Vancouver, Canada (location scelta per la grande varietà di paesaggi che permettevano di ricostruire qualsiasi ambiente a fronte di un investimento minimo) ma a Los Angelese: capricci delle star Duchovny (che voleva stare vicino alla moglie Tea Leoni) e Anderson (che si lamentava del fatto che sei mesi a Vancouver minassero la sua attuale e futura carriera cinematografica).
Tornando alla serie, e tralasciando ovvietà e riassunti, lo sguardo attento e il fan incallito non avranno avuto modo di non notare che è costituita da una miscela di tre diversi tipi di espisodi: le storie della "mitologia" (in cui vengono rivelate col contagocce parti dell'ampia e misteriosa cospirazione governativa in combutta con gli alieni); gli episodi "singoli" non strettamente legati all'unità narrativa dell'insieme, in cui vengono affrontati temi minori, singoli crimini, paranormale, ecc.; e per finire gli episodi che i fan di vecchia data apprezzano maggiormente, che miscelano umorismo (anche nero), citazioni, parodie e autoparodie.
Malgrado tutto, non è possibile legare il successo della serie solo alla fattura del prodotto, o alle condizioni (economiche e logistiche) disagiate per crearlo. Il vero fulcro di X-Files sta nell'aver creato una propria, personalissima mitologia nella quale avvolgersi, sta nel rapporto emotivo tra i due protagonisti Paolo/Fox Molder e Francesca/Dana Scully, condannati a riuscire a sfiorarsi, senza potersi toccare mai.
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