Angela e Luciana Giussani sono le due mamme di Diabolik (bel figlio direte voi, non è che l'abbiano cresciuto bene). Le due sorelle decisero nel 1963 di creare un fumetto avvincente che allietasse l'attesa del treno ai pendolari della Staziona Cadorna di Milano. Quel fumetto, nel tempo, è diventato un vero e proprio cult. Qui sotto pubblichiamo l'intervista realizzata da Franco Spiritelli a Luciana, riprodotta dall'albo Diabolik, i Quaderni del fumetto italiano, ediz. Astorina. Clarence ricorda le due sorelle che hanno fatto la storia del fumetto italiano e che ora, purtroppo, non ci sono più.
Come iniziò l'attività della casa editrice Astorina?
Mia sorella aveva conosciuto l'editoria lavorando col marito, l'editore Gino Sansoni. Angela non aveva il carattere della casalinga, per cui aiutava il marito nel suo lavoro. E fu così, a poco a poco, che ci venne l'idea di creare una testata. A quel tempo Sansoni era titolare di una casa editrice di nome Astoria e noi, quasi per gioco, chiamammo la nostra Astorina, proprio per far capire che era più piccola, senza troppe pretese.
Cosa pubblicavate allora?
La prima testata si chiamava Big Ben, da Big Ben Bolt, il pugile di John Cullen Murphy. Le storie non erano un granché, e infatti la pubblicazione si vendeva maluccio. Oddio, non che perdesse tanto, ma oscillava sul pareggio. Dal punto di vista editoriale Big Ben non era conveniente, per cui dopo due anni di tentativi, decidemmo di chiudere e provare con qualcos'altro.
Come mai adottaste quel formato, che era rivoluzionario per l'epoca?
Era il classico formato tascabile. Volevamo il nuovo giornale comodo, pratico da leggere ovunque.
E fu subito Diabolik?
Sì. Avevamo in mente di realizzare qualcosadi diverso, di mai visto prima. Volevamo un personaggio che facesse presa sul pubblico e ci rendemmo conto che mancava un fumetto per adulti; naturalmente, non nel senso che si dà oggi alle pubblicazioni vietate ai minori...
Fumetti per adulti. Nei primi numeri era anche scritto in copertina...
Esatto. Credevamo che il pubblico avrebbe facilmente capito che le tematiche di Diabolik erano più adatte a lettori adulti e per qualcuno fu certo così. Poi, qualche anno più tardi, nacquero le pubblicazioni erotiche che portavano anch' esse la scritta per adulti: anche per non confondere la nostra con queste testate togliemmo quella scritta.
Di chi fu l'idea del personaggio cattivo che vince la sua battaglia contro la legge?
Di Angela. L'intuizione è sua.
La gestazione dei personaggio fu lunga? Difficile?
Mia sorella ebbe l'intuizione, anche influenzata da classici della letteratura nera, in particolare da Fantomas, cui il Diabolik iniziale deve molto. Le prime storie ne portano l'impronta pesantemente.
Le prime sono quasi ricalcate, con un ovvio adattamento ai tempi.
Oltre a ricerche di biblioteca, Angela aveva svolto una vera e propria indagine di mercato tra il pubblico che aveva sotto mano: parenti, amici... Aveva cercato dia approfondire il più possibile quale fosse il taglio da dare al nuovo personaggio, basandosi sulle reazioni e sulle eventuali indicazioni di tutte quelle persone che vivevano nel suo ambiente.
A proposito delle influenze narrative, nei primi tempi ci sono, abba stanza netti i toni tipici del feuilleton francese...
E' vero, e questa ricerca era stata compiuta prevalentemente su personaggi francesi (Rocambole, Arsenio Lupin, Mabuse... ). E in effetti nei primi tempi Diabolik era una carogna, un po' sadico... Ma non lo era mai per il piacere di esserlo, ma sempre con uno scopo ben preciso.
Facciamo un passo indietro e torniamo alle sorelle Giussani: che tipo di donne (e, prima, di ragazze, di bambine) erano le creatrici di questo personaggio così sovversivo cui si attribuiva addirittura l'origine dei cambiamenti di certi valori della società?
Del tutto normali. Una famiglia tradizionale in cui i rapporti tra i vari componenti erano in linea con le consuetudini dell'epoca.
Quali erano i vostri rapporti coi genitori?
Non c'era dialogo, era un rapporto abbastanza autoritario. Io e Angela rimediavamo con un magnifico rapporto tra sorelle, eravamo molto amiche.
Ed i rapporti con l'altro sesso?
In questo eravamo molto complici. A quell'epoca la liberta'di cui una ragazza godeva era modesta. Di solito usciva, o riceveva,solo in presenza di qualcuno, che in questo caso ero io. Inutile dire che - per cosi dire - io la coprivo, cosi come non è difficile immaginare che quando ebbia a mia volta l' eta' giusta fu lei a coprire me.
E il vostro rapporto professionale?
Cominciai a collaborare alle sceneggiature di Diabolik dal quattordicesimo episodio, o forse da quello successivo, non ricordo precisamente. Anche se già in precedenza mi era capitato di darle una mano.
Il nostro rapporto di lavoro era molto bello. lavoravamo molto in simbiosi. A volte facevamo litigate feroci per alcuni particolari, per certe storie... E' logico: quando hai ideato una storia intera, ti secca sempre di vedertela smontare anche se con argomentazioni convincenti.. Allora ti arrampichi sugli specchi per rimediare, e lì si litigava... Ma in ogni caso alla fine risolvevamo sempre tutto di comune accordo.
Posso dire che oggi mi manca molto il suo parere, ero molto abituata a contare su di lei per la risoluzione di quei particolari nei quali ti areni, e poi magari peraltro sono una sciocchezza...
Era anche un rapporto importante per una valutazione obiettiva delle varie situazioni: oggi, a volte cerco di rimediare chiedendo il parere ad amici. ma c'è sempre il pericolo che siano troppo buoni...
A riprova, se ce ne fosse bisogno, che Diabolik è sempre stato frutto di un lavoro di équipe...
E' proprio così. Non si può dire tout court che quel certo albo è di Zaniboni, perché in realta' sulle sue matite ci sono le chine di Paludetti, o di Fiumali, c'é il lavoro della redazione . Insomma è un lavoro corale. Di cui il disegnatore è un elemento importante ma non e' l'unico.
Quanto c'era, e c'è tuttora, di Angela e Luciana nel personaggio Diabolik?
Da questo punto di vista. direi che non c'è molta identificazione, giusto quel tanto che deriva dalla propria formazione culturale. Che, alla fin fine, non è poi cosa da poco.
Non c'è comunque una identificazione con un singolo personaggio.
Quando lavoro alla sceneggiatura penso: In questa situazione un uomo come Diabolik si comporterebbe così! Direbbe così!... E lo stesso vale per tutti gli altri personaggi, che siano nuovi o gia' caratterizzati. In questo senso trovo che l'impronta dell'autore si possa vedere nell'arco di tutta la sua produzione e non su un singolo personaggio.
La domanda cercava solo di evidenziare quali delle caratteristiche dei personaggi derivino direttamente dalla personalità (o dalla cultura) dell'autore. Per esempio che Diabolik ed Eva non si sposano è abbastanza comprensibile, ma nulla lo vieterebbe a Ginko e ad Altea...
Diciamo che Diabolik non si sposa perché non può certo andare al municipio e farsi dare una licenza. Così come non può avere figli: come potrebbe mai accudirli, seguirli... Quanto a Ginko, una moglie intralcerebbe la sua professione, che è più che altro una missione.
Anche il rapporto coi bambini, per altro raro, viene vissuto in maniera personale. In Angoscia Diabolik fa capire che Bettina gli piace, la tratta con affetto, ma a suo modo: non bamboleggia mai, non la vezzeggia...
Anche questo comportamento rispecchia un po' il nostro carattere: non avendo figli, non abbiamo molta dimestichezza coi bambini. Abbiamo la tendenza a trattarli un po' come persone adulte.
La stampa ha spesso speculato sull'influenza negativa di Diabolik sugli adolescenti...
E' vero. C'è stato un periodo in cui, se veniva arrestato un rapinatore, la prima cosa a essere evidenziata era che, a casa, custodiva una raccolta di Diabolik. Come se i fumetti fossero responsabili del suo comportamento. Cosa pretendevano che leggesse? Marcuse?
Avete avuto problemi anche con le femministe...
La causa fu una storia in cui c'era Eva che voleva far da sola (Delitto dietro la maschera, DK 209), e combinava qualche pasticcio; alla fine Diabolik la toglieva dai guai e, per di più, la chiamava adorabile pasticciona: questo scatenò le femministe che ci hanno scritto un sacco di lettere di accusa e di protesta. E, in un numero successivo, lo stesso Diabolik fece autocritica.
Ed i saltuari problemi con la magistratura?
Erano dovuti al pretore di Lodi, un magistrato particolarmente severo con tutte le pubblicazioni contrarie a certe sue convinzioni: fece anche sequestrare un numero (quello con la ragazza che nuota in copertina, Il tesoro sommerso, DK 82): e dal momento che, per legge, la sentenza è esecutiva su tutto il territorio nazionale, quel numero venne sequestrato ovunque, causando a noi, ovviamente, anche un notevole danno economico.
Successivamente ci fu anche un processo?
Un processo che vincemmo. Ma intanto era passato del tempo, era già uscito un altro episodio. Economicamente parlando, quel numero era perso. Ricordo un simpatico aneddoto al riguardo: ci telefonò il distributore di Lodi, disperato perché in quella città ormai non arrivava più nulla, dal momento che quel pretore faceva sequestrare un sacco di pubblicazioni...
Questa esperienza influì in qualche modo sul taglio delle storie?
No, nel senso che le storie avevano sempre una loro struttura, elaborata indipendentemente da quanto potesse pensare la censura. Certo, Eva e Diabolik dormivano in letti separati, proprio per colpa di quel pretore.
All'epoca, Eva usava dei deliziosi negligè, ed è singolare che nel periodo in cui la censura era più forte, comparissero con maggiore regolarità che non oggi: non trova strano che nei loro rifugi Diabolik ed Eva siano sempre vestiti di tutto punto?
L'abbigliamento di Eva era sempre abbondantemente nei limiti della decenza. E' vero che questa tendenza è stata un po' abbandonata, ma io non ho nulla in contrario a rappresentare un perso anche in tenute un po' più intime, naturalmente sempre in quegli stessi limiti di decenza.
Torniamo un momento ai personaggi: è vero che Ginko era un adattamento dal nome del marito di sua sorella Gin(k)o Sansoni?
E' una voce persistente, ma Angela lo ha sempre negato. Eva invece voleva essere un po' la donna ideale, ed in questo senso abbiamo curato le sue caratteristiche.
Eva dev'essere un po' il modello di donna ideale, quindi fragile, un po' eterea. Abbiamo anche dovuto rinunciare alla collaborazione di un disegnatore molto bravo come Armando Bonato, perché tendeva a disegnarla molto sensuale. Anche se Enzo Facciolo nell'inchiostrazione si ingegnava ad addolcire il disegno, il risultato era troppo diverso da quello che volevamo.
Una curiosità: il denaro che Diabolik ruba in che valuta è?
In lire italiane, anche se non c'è alcun riferimento preciso!
... Come non esistono riferimenti precisi alle località in cui Diabolik opera: la loro geografia è reale o immaginaria?
Nei primi tempi le storie erano indubbiamente ambientate a Marsiglia. Certi hinterland portuali... Ma abbiamo subito svincolato la geografia delle storie da quella reale, anche per evitare al disegnatore problemi di documentazione.
Parliamo di vetture. Jaguar E e Citroen, due auto molto caratterizzanti, legate indissolubilmente a Diabolik e Ginko...
Io e Angela eravamo pochissimo esperte di motori ed automobili. E per quanto ci riguarda, la Jaguar era veramente un sogno. Era talmente spettacolare che non ci siamo poste il problema. Ma è una vettura poco diffusa oggi, il che potrebbe condurre all'individuazione di Diabolik... La situazione, d'altra parte, fa parte di un gioco coi lettori che costituisce uno dei tanti codici del fumetto: noi sappiamo che al volante c'è Diabolik. Ma Ginko non lo sa...
L'auto di Ginko invece, è stata un colpo di fortuna: il modello era uscito da poco, ci colpì e decidemmo di adottarla. Il caso ha voluto che si tratti di un modello ancora abbastanza attuale.
Ma Ginko non la usa più...
Non sempre, ma se capita l'occasione la tira fuori dal garage!
Cosa leggono Eva e Diabolik? Oltre ai tanti manuali di ingegneria, che libri tengono i due sul comodino?
La maggior parte delle loro letture è dovuta alla necessità di informarsi, soprattutto nel settore cronaca bianca e mondana, lui, tuttavia, non disdegna di tanto in tanto qualche buona lettura tecnica. Certamente non mancano i classici, ma neppure qualche lettura disimpegnata e leggera; in ogni caso, non ci sono fumetti.
Il tipo di vita che i due conducono è borghese e signorile; non escono mai da un certo ambiente di una indubbia levatura culturale e sociale; vanno a teatro di tanto in tanto, seguono qualche corsa ippica, qualche volta passano la serata al casinò, partono per le vacanze rigorosamente da soli...
Diabolik non andrà mai ad una partita di calcio perché lo sport in linea di massima ci interessa poco. In questo senso si tratta ancora proprio di gusti personali e di formazione culturale.
Da chi è composto oggi lo staff di Diabolik?
Dunque, a parte la Martinelli che deve arrivare, ci sono Zaniboni, disegnatore delle matite, Fiumali, grafico ed inchiostratore, Paludetti, inchiostratore, due professioniste che fanno le correzioni e mettono i retini ed una letterista che lavora a casa sua. E io, naturalmente.