E’ praticamente impossibile riuscire a sintetizzare in poche righe una
carriera così poliebrica come quella di Moebius, una delle tante
identità (e non pseudonimi) di Jean Giraud, un disegnatore la cui
vita ed esistenza è stata segnata del costante mutamento. Ha esordito
giovanissimo nel 1954 nel fumetto classsico d’avventura, per poi iniziare
nel 1963 la lunga collaborazione con Charlier per la realizzazione di Blueberry,
un western che avrebbe dato un grossissimo successo a entrambi. Lo stile
di Giraud si evolve in pochissimo tempo, quasi di albo in albo, fino a
diventare iper-dettagliato in maniera quasi maniacale. Nel 1968 con Pilote
(e in seguito anche con Hara-Kiri e L'Echo des Savanes poi)
inizia a dare libero sfogo alla propria passione per il fantastico e lo
sperimentalismo con una serie di storie che firma come Moebius. La grande
svolta avviene nel 1974, quando si unisce a Dionnet, Bilal e Frakas per
formare la casa editrice Les Humanoides Associés che darà
vita alla rivista Metal Hurlant, che avrebbe cambiato per sempre
in tutto il mondo il modo di vedere e concepire il fumetto. Viene data
massima libertà agli autori e qui Moebius realizza le sue opere
più ardite come Arzach, la follia quasi inconcludente del
Maggiore Fatale (in cui spesso gli episodi venivano realizzati all’ultimo
minuto, senza pensare a quello che era accaduto prima); è anche
il periodo di The Long Tomorrow, la storia scritta da Dan O’ Bannon,
che tanta influenza avrebbe avuto per il film Blade Runner, della
collaborazione con il visionario Jodorowsky per la serie de L’Incal
e di tanti racconti brevi, che mescolano il quotidiano al fantastico. Dopo
(e durante) questo periodo molto fertile, Moebius ha collaborato con il
cinema e ultimamente, oltre ad avere ripreso la collaborazione con il prolifico
Jodorosky, è ritornato alle sue radici classiche riprendendo e continuando
la serie di Blueberry, in questo caso realizzando anche i testi,
data la morte di Charlier di qualche anno fa.
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