Nel 1991 la Bonelli Editore debutta nella fantascienza con una serie, Nathan
Never, che ha avuto una gestione decisamente lunga. Realizzata dalla "banda
dei sardi" (cioé Antonio Serra, Michele Medda e Bepi Vigna),
la serie di Nathan Never estremizza una tendenza (già latente nei
fumetti Bonelli) iniziata con Martin Mystère
e fortemente ampliata da Dylan Dog: il citazionismo.
Il mondo del futuro di Nathan Never è totalmente ricostruito in
ogni minimo dettaglio: la cultura quasi enciclopedica dei tre autori ha
infatti fatto diventare questa creazione una summa totale del fantastico
degli ultimi trenta-quarant’anni, sia per quanto riguarda la tecnologia
che per gli scenari. Jack Kirby, Moebius,
Masamune Shirow, Blade Runner e tanti altri si rincorrono e si incastrano
l’un l’altro in questo mondo futuribile in cui Nathan Never lavora per
l’agenzia investigativa Alpha, un’agenzia che, come tante altre, deve far
fronte alla criminalità che il governo non riesce a fermare. I suoi
colleghi sono Legs Weaver, una donna in gamba ma dai metodi abbastanza
rudi e sbrigativi, Sigmund, il genio dei computer, e Reiser, il capo dell’agenzia
che è più interessato ai risultati di un’indagine piuttosto
che alle sue conseguenze. Nathan Never è un personaggio tormentato,
con una grossa tragedia personale alle spalle e che, nonostante l’epoca
in cui vive, è profondamente legato al passato, con una collezione
quasi infinita di libri e videocassette (oggetti che ormai sono diventati
dei cimeli). La sua caratterizzazione cambia leggermente a seconda degli
sceneggiatori che scrivono, ma una cosa rimane comune: il profondo senso
di giustizia e la sensibilità che permea questo personaggio.
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