A chiudere l'album di Brian The Brain appare solitamente un'avventura di poche pagine. Protagonista è un essere informe, a cui saremmo portati a concedere una stazza enorme se non fossimo informati che trattasi del parassita Bug: un essere incredibile che si muove in un universo microscopico fatto di acari, zanzare, batteri e altri parassiti. Bug fa schifo: mangia di tutto, penetra - per via alimentare - nel corpo umano, che succhia e stravolge fino a essere eiettato per via rettale. Il cosmo di Bug è in effetti il nostro stesso universo: osservato col microscopio nelle sue brutture, nei suoi codici elementari e violenti. E' una catabasi nella natura, selvaggia ed etica tanto quanto quella che governa i cinismi umani e transumani di Brian e di Life Fading. Un nuovo complessissimo diorama in cui non è più stabilito chi mangi chi, quale sia il pesce più grosso, quale imperscrutabile legge per la sopravvivenza determini i passaggi grotteschi da ecosfera a ecosfera di questa bestiolina ruminante che è Bug.
E' un sigillo importante, al termine delle avventure di Brian Brane. Il confine tra sociale, naturale e mutageno viene genialmente messo sotto osservazione da Martin, che sa benissimo come confondere le linee e binari accettati secondo convenzioni stolide e plausibili almeno quanto quelle, più necessarie e basali, che dominano una natura ben più vasta del semplice consorzio umano.