GLI INTOCCABILI Tanto odio, tutto ingiustificato e a gratis
"Abele è vivo" è un testo teatrale scritto da don Antonio Mazzi. Vi presentiamo la presentazione e il testo introduttivo e una porzione dell'alta prosa mazzianica. Un passo fondamentale nella riscrittura delle Scritture che tanto solletica il gargarozzo e la pineale al sagrestano mediatico...
"Abele è vivo" nasce e si sviluppa partendo dalla rilettura di don Antonio Mazzi della vicenda biblica
di Caino e Abele.
I due personaggi non sono più solo l'espressione del bene e del male ma diventano le due parti
contrapposte di un'unica identità: ognuno di noi. Attraverso la musica, le immagini, i colori,
si ripercorrerà tutta la storia dell'umanità, dalla Creazione ai giorni nostri mettendo in risalto
sia gli aspetti negativi propri di "Caino" (la guerra, la sopraffazione, il razzismo) sia quelli positivi
di "Abele" (il perdono, la speranza, la pace), interagendo con il pubblico che diventerà parte integrante
dello spettacolo. È questo, infatti, un aspetto importante dell'idea TREMENDA di Don Mazzi:
fare in modo che i giovani diventino protagonisti della propria vita, attraverso l'arte, lo sport,
il volontariato, liberandosi così da qualsiasi tipo di dipendenza. Per questi motivi il musical alternerà
momenti più descrittivi a momenti di canto e ballo "interattivo" con la presenza di attori, cabarettisti
e disc-jokey che favoriranno la partecipazione del pubblico.
Per le strade del mondo è più facile trovare Caino che Abele. Di solito, lo sorpassiamo, facendo strani cenni con la testa. Se siamo con altri, tiriamo dei sospiri...
"Che mondo!"Quella volta, non so perché, mi sono fermato davanti a lui.
Sono sceso dalla macchina. Ho gridato con rabbia: "Perché mi hai ucciso, fratello Caino?
Perché ti chiamo ancora fratello? Guardami in faccia... Troppo buono, troppo buoni tutti con te.
Perché ci hanno proibito di ucciderti? Che Dio è il Dio che proibisce di uccidere Caino?
Guardami negli occhi Caino. Senti il mio cuore, esce dal petto...
È rabbia sacrosanta". Caino, il fratello Caino taceva. Aveva abbassato gli occhi. Tremava.
Piangeva amaramente... Gemeva come gemono i disperati. Piano piano mi sono calmato anch'io, commosso.
Ero stato troppo crudele. Lo abbracciai. Sommessamente, quasi in un orecchio, ho detto:
"Finalmente ti sei pentito, fratello Caino." Vi fu un silenzio lungo. Caino alzò gli occhi e rispose:
"Fratello Abele, piango tanto, ho sempre pianto il mio peccato. Tutte le strade del mondo sono segnate
dalle mie lacrime. Ma, fratello Abele, piango anche per te. Perché non hai capito che dietro alle tue sicurezze, ci sono peccati più gravi dei miei. Fratello Abele, siamo tutti e due Caino.
Io perché ti ho ucciso e tu perché hai giudicato il mio omicidio. Se piangiamo insieme e non parliamo più, forse, le nostre lacrime ci laveranno tutti e due..." Ci siamo presi per mano, ci siamo scambiati le vesti e siamo tornati sulle strade del mondo.