Sempre dall'ultima fatica letteraria di Pierluigi Diaco (Nel 2006 vinco io; 20.000 lire con sconto BOL) una chicca impressionante: liberi pensieri di un libertino schiavo della notorietà. Diaco si lancia in arditi orditi da galateo sessuale, intrecciandoli con considerazioni politologiche leggere quanto una fisiognomica lombrosiana. Arguto come e più di sempre, il Piacione discetta del Piacere. Eravamo stufi dell'ombrosa memoria di Adele Faccio, Lea Melandri e tutte le altre spaccapalle femministe. Che se ne vada affanculo l'emancipazione! Siamo nell'era del Partito Internet, quindi che cavolo ce ne frega a noi delle grandi battaglie per la libertà e per alti ideali? Ma non fateci ridere! Altrimenti fondiamo subito il Partito della Risata...
Game Price di Pierluigi Diaco
Gran parte dei nostri politici non fa bene l'amore. Mi sembra evidente, a voi no? O comunque, intendo, non fa molto sesso. Si vede dal rapporto che intrattengono con la politica, da come raccontano il loro lavoro, da quanto sono tristi, immotivati, demotivati, goffi, taluni brutti. Sono tutti in scarsa confidenza con peni, vagine e stanchezze dolcissime, tutti un po' distanti dai sudori migliori, da quei blend superbi figli di ore e ore appassionate giocate senza risparmio di forze.
D'altro canto ammetto che i politici che fanno più sesso o che fanno di più l'amore sono anche quelli che in Parlamento ci vanno di meno. Ma almeno a questi non manca quella dimensione di gioco e di perversione essenziale per governare decorosamente il paese.
Analizziamo serenamente la situazione. Prendendo un qualsiasi rappresentante del Parlamento, un transfugo del Gruppo misto o un amico del Cdu, un patriota repubblicano o un comunista unitario alla Crucianelli. Che volete che vi dica? L'esercizio di lettura in filigrana delle avventure di questi uomini mi sembra destinato a esaurirsi troppo velocemente.
Osiamo e passiamo a un vero caso sessuale. Ragioniamo sul fatto che abbiamo dovuto sopportare due settimane di campagne sui media, due settimane di un ministro della Repubblica che si dichiara bisessuale o non so cosa. Beato lui, mi sembra che statisticamente abbia maggiori chance di godere, nella vita. E complimenti anche per come riesce con arguzia a essere bisessuale da sinistra, strizzando un occhio al centro; sì, perché Pecoraro Scanio ama uomini e donne, ma sposerebbe solo una cattolica ed ha ben presente che un suo eventuale matrimonio rigorosamente religioso segnerebbe un confine certo e inamovibile tra i suoi splendori promiscui e una vita di maggiori coerenze borghesi. Tutto questo mi piace e mi preoccupa. Mi piace perché Alfonso ha deciso di mettere sul piatto del mercato delle notizie roba altamente complessa.
Mi preoccupa, invece, nella misura in cui questa vicenda si rivela sintomo di un bel problema. Se un ministro della nostra Repubblica si trova a dover fare notizia, a cavalcare la tigre dell'informazione in virtù delle sue preferenze sessuali (e ha ammesso di andare a letto con uomini e donne, mica con muli e caloriferi), be', mi sembra si possa dire che siamo messi male. Che è messa male la politica, e che sta malissimo la politica progressista, di cui questo ministro è a modo suo valido rappresentante e interprete.
Ode alla vita di Alfonso, e pace a lui se questa sparata, fatta non si sa se per anticipare qualche gossip o se per seguire mode d'oltremanica, è servita a regalarci un Gay Pride più felice. Mi sembra comunque che questa gente di sinistra non abbia ancora superato Porci con le ali, il libro mediocremente generazionale di Lombardo Radice e Lidia Ravera (però che donna affascinante lei!).