Il 6 Gennaio 1938 Adriano Celentano sbuca fuori dal pancione e mette radici nel nostro pianeta. Rischia subito di diventare un borderline. Trascorre la prima infanzia in un tipico contesto di pugliesi emigranti ( il più numeroso gruppo etnico stanziatosi nella provincia milanese). Muove i primi passi ed emette i primi sofferti vagiti all'interno della sua tribù, che popola il mitico e celebrato edificio di via Gluck 14. Si nutre di orecchiette alle cime di rapa, burrata e lampascioni. Apprende con fatica l'idioletto milanese. Non riuscirà mai a compitare correttamente la lingua italiana. L' idiozia linguistica sarà uno dei segreti del suo successso. L'adolescenza è turbolenta. Tenta rovinosamente di cimentarsi con svariate arti e improbabili mestieri. Alla fine capisce che la sua vocazione è di fare l'orologiaio. Desisterà quasi immediatamente. Diventa un invasato del rock and roll, un urlatore alla sbarra. La sera del 18 Maggio 1957 diventa improvvisamente un idolo pop. Il suo successo inspiegabilmente dura ancora adesso. In quella magica serata meneghina Celentano e i Rocky boys ( una sgangherata formazione comprendente finti rockettari come lo schizoide Enzo Jannacci, l'intellettuale nasuto Giorgio Gaber, il maniaco-depresso Luigi Tenco) fanno irresistibilmente centro, spedendo la folla verso il più completo e misterioso delirio, con il brano demenziale Ciao, ti dirò. Nel frattempo il futuro Molleggiato diventa popolare grazie all'imitazione sperticata di Jerry Lewis. I comportamenti da tarantolato, il ghigno ebete, la smorfia scimmiesca colpiscono la fantasia nazional-popolare. Il suo corpo disarticolato, che esplode ritmicamente in ogni direzione, la gestualità esagerata e l'uso afasico della parola, sono una miscela esplosiva, che farà di Adriano una leggenda del nascente juke box. Nel 1957 è già un personaggio al centro di polemiche. Al Teatro Nuovo, durante una serata movimentata, come non succedeva dai tempi dei futuristi, Celentano partecipa all'edizione di un memorabile show intitolato Processo al rock'n roll. Nel 1958 debutta nel cinema nel film I frenetici. Le convulsioni sfrenate di questo moderno invasato preoccupano le mamme e i papà dell'Italia democristiana. Lui è ancora un ribelle, un gaudente e un materialista. A partire dagli anni sessanta concepirà il proprio ruolo di rockstar come paragonabile a quello di un nuovo Messia. Nel 1959 gira una scena della Dolce vita di Fellini. Suona scatenato, in un nightclub, dall'ambigua scenografia antico-romana tardo-imperiale, dell'Appia. Facendo sobbalzare le giunoniche forme di Anitona Ekberg. E' un simbolo della dannazione dell'anima, un emblema della miseria spirituale, un' epitome del tramonto dell'Occidente civilizzato, che sprofonda in comportamente animaleschi e passioni grossolane. Il corpo di Celentano sembra non essere governato da una mente. E' adrenalinico, decapitato, acefalico. Nel 1960 Adriano trova la consacrazione sull'ambitissimo palcoscenico sanremese. Canta assurdamente Ventiquattromila baci. Si tratta di un trionfo. Tra la claque c'è Jimmy il fenomeno, che al termine dell'esecuzione sbava ed esplode in profondi e agghiacccianti rantoli di gioia. Nel 1961, credendo di essere Frank Sinatra, fonda il Clan. La trovata funziona. Nel 1963 viene folgorato dalla luce divina. Si sente investito del compito di riportare la Fede nel seno dell'occidente scristianizzato. Diventerà il megafono di un DemoCristianesimo revanscista e controrivoluzionario, dall'aspetto hyppie, per gente che ama vestire alla moda stracciona e, soprattutto, per analfabeti. Adriano Celentano farà 3 figli: la primogenita Rosita, che presenterà Sanremo e flirterà con Jovanotti; il cadetto Giacomo, che fallirà del tutto l'obiettivo di essere un cantante; l'ultima Rosalinda, dal portamento maschio e trasgressivo. Negli anni Settanta Celentano si impegna a fondo a contrastare il marxismo cantautorale italiano. Suonerà alla Festa del'Amicizia. E' solo e controcorrente in questa lotta. Fa il giullare per Fanfani e Andreotti. Durante l'Autunno caldo vuol farla pagare sessualmente agli operai in lotta e che scioperano. Compone così la strampalata canzone Chi non lavora non fa l'amore. La lotta contro i cantautori è difficile e impervia. Così Celentano si prepara a sfondare nel cinema. Adriano sperimenta successi trionfali e flop abissali. Gira un film megalomane e aberrante come Geppo il folle. Ma azzecca una serie di scipite commedie natalizie che gli fanno guadagnare miliardi. Ma lui vuole assolutamente realizzare il kolossal messianico. Rischia di far fallire Cecchi Gori con un film costosissimo e incomprensibile dal titolo ridicolo: Joan Lui. Un musical delirante che nella versione originaria durava oltre 4 ore. Nessuno è riuscito a vederlo interamente. La cinepresa in mano a Celentano trema, non riesce nemmeno a fissare l'obiettivo. In alcune scene non si capisce nulla di quello che sta accadendo. E' incredibile. L'ultimo film di Celentano è un ulteriore disastro. Si tratta del dimenticato Jackpot . Una pellicola che getta sul lastrico il produttore mario Orfini. Sarà ritirata dal mercato dopo solo 4 giorni. Terminata l'epopea del cinema Celentano si butta sulla televisione. Fa Fantastico 8. Il suo mutismo, la sua smemorataggine e dabbenagine infiammano la platea televisiva. Fa ascolti da record. Da allora in poi confezione trasmissioni-evento, che costano alla Rai compensi scandalosi per lui e la sua troupe. L'anno scorso è al culmine del succasso. Azzecca la trasmissione celebrativa con Francamente me ne infischio e il disco Io non so parlar d'amore. Adesso si appresta a rifilarci 125 milioni di cazzate! Riusciremo a sopportarle?