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Figli di mignatta: il Garante della privacy interviene
E' giusto pubblicare
le foto dei ragni assassini?


MILANO - Stavolta Vittorio Feltri non è solo. Perfino i quotidiani più garantisti hanno soffiato senza ritegno sulle paure collettive, pubblicando nomi, identikit e foto dettagliate tratte dai manuali di entomologia, alla faccia degli inviti alla calma lanciati dalle autorit? sanitarie. E la gente si è scatenata in una colossale caccia al mostro. Dopo il clamore suscitato dalle recenti morti attribuite a punture di ragni e insetti, le cronache registrano i primi tragici equivoci: migliaia di innocui alveari presi d'assedio con torce incendiarie, coccinelle linciate senza pietà, cavallette pestate a sangue. A Vercelli una signora dalla vita sottile che indossava una maglietta a righe gialle e nere è sfuggita a stento a una folla inferocita, convinta di aver riconosciuto in lei la vespa velenosa accusata di aver punto mortalmente una passante. E se avete un addome tondeggiante, lavorate nel settore tessile e da tempo non depilate le vostre otto zampe, fate meglio ad entrare in clandestinità: qualcuno potrebbe scambiarvi per l'aracnide assassino che ha ucciso una donna a Cologno Monzese. Questa mattina il Garante della privacy ha deciso di intervenire, sottolineando l'atteggiamento «irresponsabile» degli organi di stampa. «E' ripugnante fomentare l'ira popolare sulla base di semplici sospetti - si legge in una nota -. Non si aiuta la giustizia, e si mettono a rischio la riservatezza e l'incolumità di tante creature innocenti». Il ministro della Giustizia Piero Fassino rincara la dose: «La presunzione di innocenza vale anche per ragni e vespe, e perfino il ragno colpevole, una volta scontata la pena, deve avere la possibilità di reinserirsi nella società. Quanto alla voce secondo cui gli aracnidi assassini sono africani o asiatici - continua il Guardasigilli - non serve che ad acuire il clima di intolleranza verso gli stranieri. Al contrario, gli sfortunati aracnidi del Terzo Mondo che approdano in Italia vivono in condizioni disagiate, soffrono la fame e il freddo e muoiono in solitudine». Unanime l'autodifesa dei direttori delle testate nell'occhio del ciclone: «La gente ha il diritto di sapere se il suo vicino di casa ha il vizio di iniettare veleno al primo che passa. Ma siamo stati prudenti: i nomi dei sospetti li abbiamo scritti solo in latino».

Conoscenza biblica: i giovani ringraziano il ministro
Bibbia in classe, gli studenti esultano:
«Finalmente un libro zeppo di sesso»


ROMA - Non dovranno più chiudersi nel bagno della scuola per leggersi la piccante storia delle figlie di Lot che violentano il papà o per un'esercitazione pratica sul peccato di Onan. La scioccante dichiarazione del ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro, «Farei studiare la Bibbia a scuola», farà uscire dalla clandestinità le migliaia di studenti cultori del testo più torrido e morboso di tutti i tempi. Basti dire che inizia con un uomo e una donna completamente nudi, e finisce con una visione apocalittica chiaramente indotta dall'uso di sostanze stupefacenti. Migliaia di pagine grondanti di violenza, brutalità, intolleranza. E tanto tanto sesso, in tutte le salse, dalla masturbazione alla sodomia, passando per incesto, adulterio e voyeurismo. Uno schiaffo ai bacchettoni e ai moralisti, e a tutti quanti, laici e no, pretendono che fra i banchi circolino solo testi ultra-purgati e pudibondi come l'Eneide o i Promessi Sposi. «La Bibbia è una vera bomba - ha sottolineato De Mauro, ancora rosso per l'eccitazione -, e il suo studio è fondamentale per comprendere la storia e l'arte occidentale. Ad esempio, come si può apprezzare la filmografia di Edwige Fenech senza coglierne i continui riferimenti ad episodi delle Sacre Scritture, come quello della procace Susanna concupita dai due vecchioni o di Davide che si eccita guardando Betsabea nella vasca da bagno?». L'uscita del ministro ha suscitato reazioni contrastanti. Entusiasti i laici, secondo cui lo studio della Bibbia, magari abbinato a quello del Corano, servirebbe a convincere una volta per tutte la gioventù che le religioni rivelate sono una colossale boiata. Decisamente preoccupata la Conferenza Episcopale Italiana, secondo cui l'idea di De Mauro è una bieca provocazione anticlericale. Oltre al contenuto largamente pornografico dell'Antico Testamento, i vescovi sottolineano la portata eversiva del Nuovo: basta scorrere uno qualsiasi dei Vangeli per capire che Wojtyla sta cannando tutto, e del resto fu una lettura della Lettera ai Romani di San Paolo a suggerire a Martin Lutero che il cattolicesimo era solo una trappola mangiasoldi. La Cei invita pertanto De Mauro a fare marcia indietro, introducendo nelle scuole lo studio di testi religiosi più innocui: il Kamasutra, un testo meno pruriginoso della Genesi e strettamente eterosessuale, o l'Agenda di Suor Germana.

Presto libero l'assassino di John Lennon, ma solo per espiare
Mark Chapman: «Voglio riparare,
ucciderò Enrique Iglesias»


NEW YORK - E' un altro uomo. Vent'anni di carcere hanno trasformato Mark David Chapman, il giovane fanatico che ferì a morte John Lennon, in un quarantacinquenne equilibrato e padrone di sé. O, piuttosto, di un penitente animato dalla volontà di riparare al folle gesto che spense per sempre uno dei geni musicali più brillanti del secolo. Nel carcere di Attica, dove sta scontando l'ergastolo, Chapman viene definito un detenuto-modello, tanto che i giudici potrebbero addirittura concedergli entro l'anno la libertà vigilata. «Spero che quel tizio esca - sospira il direttore del penitenziario -, da vent'anni devo farlo proteggere giorno e notte da un esercito di secondini per evitargli il linciaggio da parte degli altri detenuti che gli rimproverano di aver risparmiato Yoko Ono». L'attentatore di Lennon si dice sinceramente pentito del suo misfatto, e assicura di voler spendere la riacquistata libertà in opere di bene: «Vivrò solo per farmi perdonare dagli amanti della musica. Non so, potrei massacrare gli N'Sync o Christina Aguilera. E' stato Satana a darmi la forza di uccidere John, ma tutti i diavoli dell'inferno messi insieme ancora non sono riusciti a darmi la forza di sopportare per intero una canzone di Enrique Iglesias». Ma l'omicida di Lennon a piede libero fa paura, e non solo a Yoko Ono e ai Beatles superstiti. Un altro mito del rock, Mick Jagger, vive nel terrore che Mark Chapman bussi alla sua porta: «Quel pazzoide sostiene di essere venuto a letto con me nel '75 - confessa l'ancora sexyssimo Mick - . Può anche darsi, ma non sono assolutamente il padre di suo figlio, e da me non avrà un soldo».

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