G-8: a pochi giorni dal megavertice, il terrore corre sul filo. Da bucato Genova: el panno umído
jamas serà vencido
Per imbellettare la Superba, Silvio Berlusconi si è fatto in quattro: ha
zappettato le aiuole, ha messo il cerone ai palazzi, ma contro mutande e
calzini appesi ad asciugare alle finestre anche il Grande Visagista dovrà
arrendersi.
- Forza Italia accusa il protocollo di Kyoto: «Basterebbe
aumentare un po' l'effetto serra, e i panni si asciugherebbero appena tolti
dalla lavatrice».
- Allo studio il piano Dell'Utri: far lavare i panni
sporchi dei genovesi in apposite banche svizzere.
- Intanto Vittorio Sgarbi denuncia l'enfasi sul G-8: «Il Giotto non vale niente, è molto meglio il
Cimabue».
- Ecco le prossime mosse del governo per sconfiggere l'incubo dei
panni stesi.
15 LUGLIO
Nonostante i divieti di Berlusconi, sui balconi di molti palazzi del centro
storico continuano a vedersi antiestetici fili da bucato carichi di
indumenti. Inutile la trovata di un'ingegnosa popolana, che aveva appeso
mutande e calzini in modo da formare la scritta «Evviva gli Otto Grandi».
Intanto un allarmato dispaccio della Cia fa sapere che George W. Bush è
allergico ai fili da bucato: quando era governatore del Texas, lui i panni
li stendeva a suon di pugni, e quelli che si erano macchiati di crimini
particolarmente sporchi li mandava direttamente sulla forca. Si teme
inoltre che fra tovaglie e slip appesi possano annidarsi commandos di
terroristi islamici, che, com'è noto, resistono anche ai lavaggi a 90
gradi. Ma la soluzione del problema è più difficile del previsto.
L'ordinanza che vietava ai genovesi di lavare la biancheria fino al 1
agosto è stata ritirata, per evitare che i premier del G8 debbano girare
per la città con una molletta alle narici. Una nuova ordinanza obbliga i
cittadini a indossare la biancheria fradicia. 16 LUGLIO
Viene abrogata anche l'ultima ordinanza, perché i Grandi non si facciano
l'idea che i genovesi siano un popolo malaticcio e affetto da reumatismi.
Intanto il traffico esplode: colpa delle casalinghe, che alla mattina
buttano il bucato bagnato in macchina e lo portano ad asciugare fuori
regione, per poi rientrare la sera. Onde evitare il tracollo della
viabilità, viene fatto divieto assoluto di trasportare indumenti bagnati o
asciutti su un autoveicolo, ma le autorità fanno di nuovo marcia indietro
perché, in ottemperanza alla norma, gli automobilisti devono mettersi al
volante completamente nudi. Al Tg1 il premier raccomanda alle massaie il
suo infallibile sistema di lavaggio a secco: attendere che le macchie
cadano in prescrizione. Ma gli italiani nicchiano: ci vogliono degli anni,
e gli avvocati costano molto più del Dash. Ricompaiono le odiate corde da
bucato, proprio mentre l'Intelligence fa sapere che Tony Blair li considera
simbolo del peggior sottosviluppo: in Inghilterra i fili da bucato hanno
studiato e ora lavorano tutti come cavi telefonici. Su pressione del
presidente del Consiglio, il ministro delle Infrastrutture Lunardi elabora
una proposta semplice e geniale: un viadotto stendipanni a otto corsie dal
passo dei Giovi fino a Chiavari. Per ammortizzare i costi, settemila
miliardi, i panni dovranno essere muniti di Viacard. 17 LUGLIO
L'indecoroso spettacolo dei panni esposti continua come nei peggiori film
neorealisti, e il Comune si vede costretto a emettere nuove regole: i
genovesi potranno stendere il bucato solo nelle ore notturne, dopo averlo
tinto di blu. Ne fanno le spese medici e infermieri: il camice scuro li fa
scambiare regolarmente per elettrauto e mette in fuga la clientela. Sui
balconi del centro rifioriscono calzini e mutande, stavolta con chiaro
intento provocatorio. I ribelli del bucato si riuniscono in via Pré,
ribattezzata via Prelavaggio. La Digos delinea la mappa dei nuovi
antagonisti: Tute bianche, Tute colorate, Colori resistenti, Molto e
Normalmente sporchi, Sintetici, Lana-Seta, e i pacifisti delle Brigate
Vernel. Si viene a sapere che il francese Lionel Jospin ha una particolare
idiosincrasia per i fili da bucato, perché gli ricordano i romanzi
naturalisti di Zola, un autore che detesta. Berlusconi si mette le mani nei
capelli; poi si ricorda di esserne sprovvisto e mette le mani nei capelli
del vicepremier Gianfranco Fini. Durante il suo concerto Manu Chao dedica
ai genovesi una canzone «Candeggino», che diventa l'inno della nuova
protesta. 18 LUGLIO
Megasequestro di fili da stendere in tutta la Liguria, mentre il ministro
dell'Interno Scajola ne vieta il possesso entro i confini della regione.
Dopo gli schiavi del buco, arrivano quelli del bucato: i pochi metri di
filo sopravvissuti nei retrobottega dei ferramenta vengono spacciati al
mercato nero a prezzi superiori a quelli dell'eroina. Le massaie si gettano
su tutti i possibili surrogati, dal filo interdentale allo spago per legare
gli arrosti. Nell'alta società, si ricorre ai fili di perle. Si contano le
prime vittime: tre signore in crisi d'astinenza che hanno steso i panni
lungo i fili elettrici. I ribelli sfidano l'autorità promuovendo gli
«hang-in», una dimostrazione dove i manifestanti appendono la biancheria
lavata ai fili sorretti a mano dai compagni. Quando le forze dell'ordine
tentano di disperderli, si crea una matassa inestricabile in cui rimangono
aggrovigliati diecimila fra manifestanti e poliziotti. Minaccioso
avvertimento dello spagnolo Aznar a Silvio Berlusconi: un solo filo da
bucato esposto a Genova potrebbe costare a Forza Italia l'espulsione dai
Popolari Europei. Cosa c'entra il filo con i Popolari? Nulla, esattamente
come Forza Italia. Rutelli, da parte sua, difende a spada tratta i fili da
bucato, che si tendono orizzontalmente da sinistra a destra offrendo un
perfetto esempio di atteggiamento bipartisan. 19 LUGLIO
Il Papa condanna la persecuzione contro il bucato steso: «I fili sono un
dono di Dio», avverte il pontefice, appendendo le proprie canottiere al
balcone di Piazza San Pietro. E nella maggioranza appaiono le prime crepe:
Buttiglione propone sovvenzioni alle donne che si rifiutano di portare i
panni alla lavasecco, Bossi lamenta la campagna contro i lenzuoli stesi,
«gli unici veri bianchi rimasti a Genova». Nel capoluogo ligure, a poche
ore dall'inizio del G8, con un'operazione in grande stile i Ros dei
Carabinieri prelevano alcuni panni variopinti appesi sfacciatamente alle
finestre di alcuni palazzi del centro. Erano le bandiere appese sui portoni
dei consolati stranieri, e Berlusconi è costretto a scusarsi con mezzo
mondo per evitare nugoli di incidenti diplomatici. Migliaia di attivisti
«No-Global Yes-Laundry» puntano su Genova armati di panni da stendere, con
l'intento di impavesare i dintorni del Palazzo Ducale, sede del vertice.
Purtroppo un asciugamano bagnato pesa come dieci molotov, e molti
manifestanti crollano per la fatica molto prima di aver raggiunto
l'obiettivo. I premier scandinavi, intanto, comunicano che l'agenda del G8
prevede l'abolizione dei fili da bucato su tutto il pianeta. Non fanno male
a nessuno, ma sono l'unica merce al mondo che si può mettere al bando senza
che le multinazionali si incazzino. 20 LUGLIO
Genova accoglie gli Otto Grandi in uno sventolante tripudio di colori:
calzini, mutande, strofinacci da cucina, magliette di salute, jeans e
pagliaccetti da bebé, appesi a tutte le case, dal Porto Vecchio alle
pendici dell'Appennino, garriscono festosamente alla brezza. Poliziotti e
carabinieri si arrendono: molti si uniscono alla manifestazione, e, dopo
aver frettolosamente lavato le uniformi, le appendono insieme agli altri
indumenti. Inesperti di lavanderia, quando staccheranno le divise, più
tardi, le troveranno ristrette a una taglia da nano, e i generosi militi ne
fanno omaggio al Presidente del Consiglio. Spettacolare iniziativa di
Emmanuel Bovè, il leader degli antiglobalizzatori francesi, che di fronte
alla Stazione Marittima fa il bucato in una botte piena di Bordeaux e
risciacqua in una vasca di Armagnac. L'afrore alcolico dei panni stesi ad
asciugare basta da solo ad ubriacare chiunque in un raggio di dieci
chilometri, premier compresi. A bordo della European Vision, la meganave
che accoglie i leader convenuti al vertice, Silvio Berlusconi vuota fino in
fondo l'amaro calice della figuraccia, e l'umiliazione lo fa diventare
bianco come un cencio lavato. Uno steward distratto lo scambia per uno
straccio e lo appende a un filo da stendere, sul ponte di terza classe.
Viste le dimensioni, basta una sola molletta.
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Sembrava scomparso, risucchiato dalle macerie delle torri di New York. Ma ecco che torna alla ribalta. Il popolo no global si è dato appuntamento a Porto Alegre, in Brasile, per il secondo Forum Sociale Mondiale.
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