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  PAGINATRÉ 2002
Urlatori alla sbarra: sotto inchiesta le corde vocali del filosofo di Micromega
Cogne o gogne? Il Guardasigilli svelenisce il clima
Innovativa proposta del ministro Castelli:
«Giudizio di Dio per la mamma di Samuele»


AOSTA. Alla fine, c'è voluto il ministro della Giustizia per allentare la tensione intorno ai magistrati che stanno per emettere il primo avviso di garanzia per il presunto assassino del piccolo Samuele Lorenzi. Il Guardasigilli in persona si è recato nel capoluogo della Vallée per testimoniare la sua solidarietà ai giudici impegnati in un'inchiesta così delicata in un assedio mediatico senza precedenti. «Un magistrato che indaga su qualcuno che non sia Silvio Berlusconi mi avrà sempre dalla sua parte» ha dichiarato il Guardasigilli al gip Fabrizio Gandini, il quale, a sua volta, ha restituito a Castelli le millecinquecento lettere anonime («E' statta quela troia dela madre. Un amicho») pervenute in Procura vergate su carta intestata del Ministero della Giustizia. «Certo che è stata lei, lo dicono tutti, anche mia moglie e mio cugino, che è uno che coi gialli ci prende sempre - ha osservato il ministro - Ma la giustizia ha bisogno di prove convincenti e inoppugnabili. Viviamo in uno stato di diritto, e non basta una ciabatta insanguinata o un pettegolezzo di paese a fare un colpevole, anche se sarebbero opportune delle deroghe per i sospettati al di sotto di una certa fascia di reddito». Niente linciaggio, insomma: piuttosto, in omaggio alla sua militanza nella Lega Nord, il Guardasigilli propone il ripristino di un nobile istituto caro a Longobardi e Burgundi: il giudizio di Dio. L'ordalìa, oltre a dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio la colpevolezza del sospettato, consentirebbe un notevole risparmio di tempo e di denaro; fu proprio per questo che i popoli del Nord lo sostituirono alle farraginose perizie e controperizie richieste dall'imbelle diritto penale romano, i cui costi, secondo Castelli, furono la vera causa della decadenza dell'Impero. Più pittoresca dell'incidente probatorio, meno barbara dei talk-show, l'ordalia potrebbe essere la giusta via d'uscita in casi in cui la giustizia umana non riescono a soddisfare i sacrosanti appetiti dell'opinione pubblica. Che sia lei o no la destinataria dell'avviso di garanzia emesso dai giudici di Aosta, Anna Maria Franzoni potrebbe essere la prima «cavia» per il nuovo giudizio di Dio. «Ne ho già parlato con Bossi, ed ha approvato - ha assicurato il ministro -. Si prende l'indagata, le si mette una camicia di sacco e la si butta nell'acqua o nel fuoco. Se crepa è innocente, se no è colpevole; oppure il contrario. L'importante è mettersi d'accordo prima, se no è un casino».

 Clicca qui per leggere lo speciale "I Savoiardi", dedicato al ritorno in Italia degli ex regali sabaudi.

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