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DON DELILLO
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  DON DELILLO: Intervista
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ddlCome ti è venuta in mente l'idea di Underworld?

Underworld è una meditazione sulla Guerra Fredda, sull'immaginario americano, sul potere della Storia. Mi è capitato, nell'ottobre del 1991, di leggere un articolo sul quarantennale del fuoricampo di Bobby Thomson, allo Yankee Stadium, nel '51, in un leggendario incontro di baseball. Me ne sono dimenticato e poi, settimane dopo, ci ho pensato su. Fu un evento popolare clamoroso, che coinvolse non soltanto gli appassionati di baseball, ma tutta la gente, comune o meno, in un delirio collettivo. E', almeno per me, l'ultimo evento che crea una sorta di giubilazione collettiva, qualcosa che ha più a che vedere con le radici mitiche della festa piuttosto che con l'idea di disastro. Tuttavia, quando mi sono procurato la pagina del NY Times del giorno successivo a quell'evento, ho scoperto che l'altra notizia di richiamo concerneva un decisivo esperimento nucleare sovietico in Kazakhistan. Era il 4 ottobre 1951. I due titoli collassavano, e hanno creato un cortocircuito interno. Da qui sono partito per scrivere Underworld.

E' finzione la presenza di Hoover, Sinatra e Gleason allo stadio?

No. C'erano davvero. Avevano pranzato insieme, Sinatra aveva quattro biglietti. Si sono spostati in limousine. Al Polo Grounds hanno assistito insieme all'incontro. L'effettiva presenza di J.E. Hoover alla partita ha creato un legame storico tra il match a NY e il test nucleare sovietico. E' stata come una rivelazione, per me.

Un lettore ha affermato: "Underworld non è un libro da leggere: è un libro da rileggere".

Concordo. E' una meditazione sull'immaginario americano in quarant'anni e passa di Guerra Fredda. Ambisce a una lentezza che è il corrispettivo della complessità di cui si fa carico il libro. Ci sono tentativi simili, nella nostra letteratura. Faccio alcuni nomi: il Pynchon di Gravity's Rainbow, il Gaddis di The Recognitions, il Foster Wallace di Infinite Jest. Stessa massa, stessa complessità, stesso àmbito di meditazione.

Parli di una parentela nell'approccio del romanzo alla realtà contemporanea?

Sì. Questo è un romanzo complesso perché si occupa di una realtà complessa, quella contemporanea. Il romanzo è un percorso di lettura di questa realtà. Ecco perché esso si espande, si contrae, si avvicina al saggio, si completa con il flusso di coscienza: tutto assieme. Il romanzo fornisce allo scrittore i mezzi per interpretare e duplicare questa esperienza in esplosione che è il mondo attuale. Gli dà i mezzi per superarsi.


Dichiarazioni rilasciate a Gerald Howard

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