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  DAVID FOSTER WALLACE
David Foster Wallace Intervista
Bio & biblio Intervista Hideous Men Speciale Infinite Jest

Scrivi libri contaminati dalla cultura lisergica, dalla cultura sessuale, dalla cultura televisiva. Che tipo di società accoglie libri come questi?

Non sono un sociologo, ma mi sono fatto un'idea in proposito. Noi viviamo in una civiltà che sperimenta un approccio al piacere come mai era successo prima nella storia umana, a parte forse in epoca imperiale... Roma antica, o giù di lì... Noi siamo in grado di distruggerci grazie al rapporto che stabiliamo col piacere (in passato, probabilmente, l'ossessione per la sopravvivenza alimentare non permetteva di giungere ai livelli a cui siamo arrivati noi). Si tratta di qualcosa di grandioso, per certi versi. D'altra parte, stiamo sperimentando componenti psichiche dell'uomo che non sono mai state testate in precedenza. Grande occasione per tutti gli scrittori contemporanei, ovviamente...

Hai dichiarato che vivere oggi in America è assai triste. Perché?

La generazione statunitense adulta al giorno d'oggi può connettersi a più di cinquecento canali televisivi per sperimentare la rappresentazione di una vita iridescente, assoluta, al culmine delle possibilità. Eppure, si tratta di una generazione ansiosa, impasticcata di psicofarmaci, sepolta da sensi di colpa e da sindromi d'impotenza, obnubilata da un calo dell'intelligenza collettiva. In questa distanza ravvedo molta tristezza. E' stato uno choc realizzare che la reazione principale a Infinite Jest era: cazzo, è molto divertente, molto vero, molto triste.

I critici dicono che il romanzo è morto e tu scrivi un tomo di 1100 pagine.

Chi dice che il romanzo è morto? sapevo di gente come Roland Barthes che sosteneva che a essere morto era l'Autore... Comunque, io la vedo così: chi sostiene la morte del romanzo, palesa i sintomi di una colossale ipnosi dovuta a sovraesposizione alla modernità. Cade in un tranello tipico della contemporaneità: quello di credere ai suoi presupposti, che sono totalmente falsi.

In fin dei conti: cosa ti spinge a scrivere, oggi, in quest'America condizionata e tele-etilista?

Chiedetelo a Wllie Vollmann... ;-)... No, sul serio, a scrivere oggi mi spingono essenzialmente due convizioni. Che nella crescita di una persona i libri giochino un ruolo fondamentale. E che sia necessario dire ciò che non può essere detto, dicendolo cioè indirettamente. Uno di questi spazi-copertura è l'arte. E siccome non sono un granché a dipingere e a cantare faccio abbastanza schifo, scrivo...


Dichiarazioni tratte da Oregon Voice

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