Cosa sta succedendo a Jason Taverner? Era una delle star più quotate dello showbiz televisivo. Era idolatrato dalle folle. Aveva accesso a qualunque livello del potere. Politici e alte gerarchie si inchinavano a lui. Come un postmoderno Gregor Samsa (il protagonista della Metamorfosi kafkiana), quando si risveglia in una camera d'albergo, Jason Taverner non è più lui: o meglio, è ancora lui, ma attorno tutto è cambiato. Nessuno pare riconoscerlo. Il suo agente, la sua donna. Li vede, cerca di parlare con loro: ma è letteralmente nessuno per tutti coloro a cui sembrava un dio solo qualche ora prima. E c'è un problema ulteriore: in questo futuro oscuro, inquietante, lo Stato è un regime poliziesco. Chi non possiede il documento d'identità ed è sconosciuto al Grande Fratello viene immediatamente recluso nei campi di lavoro ai margini degli agglomerati urbani. Sulla strada di Jason c'è dunque la polizia, nei panni di Felix Buckman, un investigatore fuori dagli schemi, anarchico e ribelle, che ha una relazione incestuosa con la propria sorella - una tossica -, con cui vive come se fosse sua moglie.
Più abile che mai, in questa novel del 1976, Philip K. Dick inventa un futuro che ha i tratti minacciosi di un'inquietante allegoria del nostro presente. Chi ha amato le atmosfere di Blade Runner, e non può fare a meno delle suggestioni noir di cui è capace PKD, ritrova in Scorrete lacrime, disse il poliziotto tutti gli elementi che hanno fatto della scrittura di Dick una profezia che cancella i confini tra incubo e realtà.
Philip K. Dick, Scorrete lacrime, disse il poliziotto, Mondadori, 22.000 lire