Indifferente alle gufate che i menagramo dell'editoria italica lanciano su di lui, Fanucci continua a eiettare testi su cui i grandi marchi a loro volta eiettano grandi quantità di saliva da appetito insoddisfatto. Vedere la storica Urania fare la fine che sta facendo, misurare le sortite fantascientifiche di Einaudi e delle sue collanine, non constatare particolari novità feltrinelliane dopo lo sbarco degli shakers in via Andegari, davvero, ridurrebbe al lumicino i lettori di un genere che, dato per morto, è più vivo che mai e che ha avuto il merito di proiettare nella tradizione il genio gnostico di Philip K. Dick. Di cui l'eroico Fanucci pubblica lo splendido In senso inverso, un romanzo ucronico del 1967, una sorta di hyper-Ubik che sviluppa la matrice genetica del genere temporale di cui Dick è incontestabile profeta e divulgatore letterario. In senso inverso scorre il tempo di questa narrazione fluviale, improbabile fino a fare vibrare la struttura stessa del romanzo. Occasionalmente ambientato in un'orwelliana Los Angeles 1998, il gorgo entropico di Dick prevede che la vita scorra al contrario: si viene alla vita resuscitando dallo stato di cadavere, si procede ringiovanendo fino alla nascita, che sancisce la sparizione della persona dal mondo verso l'utero. Tutto è capovolto: si prende un mozzicone di sigaretta dal portacenere, lo si accende e lo si consuma finché la sigaretta non è completa; i ricordi costituiscono la base emanativa del futuro; si ascoltano dialoghi paradossali come "Sono sposata con un uomo che una volta giaceva morto là sotto. Quando sono nata, Sebastian era morto, ed è rimasto tale fino a quando ho compiuto dodici anni". Dick, che sta alla scrittura come l'LSD sta all'aranciata, complica tutto facendo esplodere il mondo sotto sferzanti allegorie finali: dall'Anarca al Profeta, dalla Biblioteca alla Sorveglianza, si dipana sotto gli occhi stupiti del lettore un 1984 in versione aggiornata e tossica, una sorta di centauro che ha gli zoccoli di Orwell e la testa di Borges.
Corredato da apparati praticamente perfetti (la bellissima e puntuale prefazione è di Carlo Pagetti; la postfazione teologica è di Emanuele Ronchetti), In senso inverso è un piccolo capolavoro che trascina la fantascienza nelle alte sfere della tradizione letteraria, un libro che costringe a pensare e forza chi di Dick mai si è occupato a occuparsene come si deve: come il Sant'Agostino della postmodernità.
Philip K. Dick, In senso inverso, Fanucci, 25.000 lire