Lawrence Sutin è uno che di Gnosi se ne intende. Ha curato una straordinaria biografia mistico-intellettuale di quel satanasso che fu Aleister Crowley, autonominatosi Bestia 666, il massimo satanista del Ventesimo secolo. Crowley, tra l'altro, fu precisamente il canale sotterraneo principale che fece penetrare la Gnosi, ritradotta decadentemente in termini satanici, all'interno dell'élite spettacolare statunitense, dove, a distanza di anni, prese corpo in ciclopici progetti di educazione dell'immaginario di massa, come la trilogia Star Wars di Lucas, che ammise tra l'altro che senza Herbert e Dick mai avrebbe pensato di realizzare un simile manuale alchemico a uso cinematografico. È quindi pacifico che Sutin sappia bene il fatto suo e anche quello altrui quando, con una precisione analitica sbalorditiva, compila la migliore e più penetrante delle biografie dedicate al genio di Philip Dick, accentuando tuttavia l'aspetto filosofico e religioso (una religione gnostica, però, il che significa: non religione, pura metafisica) dell'opera e della vita dell'autore di Valis. Una volta di più è l'editore Fanucci a regalare ai lettori italiani un libro fondamentale per comprendere quello snodo cruciale del secolo che fu, nella sua più larga accezione, la cultura psichedelica di matrice americana. Convocati in absentia, gli spettri di Leary e, soprattutto, di Burroughs, danno sostanza alla gigantesca figura di intellettuale scoordinato e atipico (rispetto ai canoni allora ortodossi) che fu il vecchio Phil, relegato nell'ampia zona oscura della B-literature fino a poco tempo fa, a dispetto delle canonizzazioni quasi subitanee di cui godettero i marmi della beat generation.
Una delle categorie principali che determina la zona psichica di questa nuova letteratura (compresi Kerouac, Ginsberg, Carr e, in un certo senso, Giorno e Ferlinghetti) è l'avvento di una metafisica a più riprese sganciata dalle tradizioni e, al contempo, appoggiantesi al comparto orientale della sapienzialità: probabilmente è il fattore differenziante che mette l'abisso tra la cultura psichedelica e quella underground, che si professa sua erede ma che manca - e clamorosamente - l'obbiettivo spirituale per nulla laico o materialista della sua matrigna putativa. Operando sulla centralità dell'Exegesis che Dick compie sulla sua esperienza esistenziale e sulla sua produzione letteraria, il nucleo metafisico intorno a cui gravitava il sentimento del mondo dickiano assume un carattere debordante, espanso, totalizzante: e questo è l'apporto maggiore della biografia di Sutin, chiaro sin dal titolo, Divine invasioni, che sottolinea l'aspetto mistico-passivo della vicenda del grande autore americano.
Il secondo capitolo, che cerca di riallacciare sin dagli esordi biologici di Dick la sua elaborazione sostanzialmente spirituale, è una corsa contro il tempo, in ogni senso: l'idrocefalica presenza del cadaverino della sorella gemella di Phil, morta a neanche un anno e con la quale verrà sepolto lo scrittore, gesta in sé le radici di una fantasia che, per quanto percepita come malata dallo stesso Dick, è soltanto obliqua, orientata verso un non completo distacco dalle cose del nostro universo e improntata a una penetrazione di altre zone spazio-temporali nella nostra regione di riferimento. La figura del doppio assente in maniera assillante spiega, anche cronologicamente, la tendenza a fare esplodere il tempo e lo spazio, a sgretolarli affiancandoli alla presenza di altri tempi e spazi immanenti al nostro, che costò psichicamente sofferenze estreme a PKD. Uno dei traumi a caso, in cui è evidente quanto l'"io" di Phil Dick si metta a repentaglio confondendosi con il "tu", è la vicenda della cura mentale propinata alla moglie Anne: momento drammatico, da cui riemergono rapporti medici attestanti come "il signor Dick era assai scontento - dice di non avere mai visto sua moglie stare peggio. Il signor Dick sente di essere lui il partner mentalmente malato, e che dovrebbe ricevere cure ospedaliere. Sente che potrebbe trattarsi di schizofrenia". Non si tratta dell'afflizione ipocondriaca, quel mesto ingorgo nevrotico tra senso di colpa e psicosomatosi, che spesso tormenta i coniugi e ancor più gli scrittori: qui non tanto la sostanza è il "saturnino" del creatore artistico, messo in evidenza dagli studiosi warburghiani, quanto l'impossibilità stessa di Dick di sopportare e trovare asilo e conforto nel "saturnino". L'ipotesi, in fin dei conti riduttivista, di Sutin è che al manifestarsi di questo sballo psichico appaia contemporaneamente, in maniera del tutto passiva come da tradizione mistica, il salto fisico-metafisico, che nella letteratura dickiana prende le forme dell'ucronia e della cratofania: il pink steam di Valis, realmente percepito da PKD, o i fenomeni di indipendenza vitale elettrica della radio, testimoniati anche dalla moglie. Questo sisma della percezione - e, quindi, della realtà - dello spazio e del tempo è un segnale che intrude la metafisica nella fisica, proprio come accade nella tradizione vedantica e in quelle che da essa vengono generate: ogni universo è possibile, perché ogni percezione è possibile, anche se l'uomo ancora non è cosciente di essere capace di percepire tutto. Ci possono essere infiniti universi, alla base dei quali non c'è nemmeno il carbonio: e qui sta l'irrisolutezza di tutta la metafisica firmata Philip Dick. Poiché l'apparizione di altri universi rientra nel cerchio totalizzante della percezione degli stessi: il salto non è radicale e il velo di Maja, più largo certamente ma ugualmente performante la mente, resta intatto e non viene sollevato.
La fondamentale incoerenza che mette di fronte l'esplosione degli universi e la percezione dell'avvento di figure messianiche è la tenaglia che stringe le tempie di Dick, soprattutto davanti al lavoro illuminante di Lawrence Sutin, che sottolinea il tardivo ma abbacinante rapporto tra PKD e Tagore, proprio allo scadere dell'esistenza dello scrittore americano. Non sappiamo cosa Tagore abbia fatto della copia di Valis inviatagli per posta da Philip Dick. Certo è che, se Tagore ha ragione, la prossima rinascita di PKD dovrebbe essergli decisiva sulla strada della realizzazione spirituale: i tentativi, a violenti singulti, di superare le fragili ma incantevoli barriere del manas, la mente ottenebrante, hanno valso a Dick un posto nei cieli - quelli letterari, certo, ma solo per ora. Il futuro è suo: questo è certo.
Lawrence Sutin - Divine invasioni - la vita di Philip K. Dick (cofanetto con VHS) - Fanucci - 60.000 lire
|