Tanto quanto Georges Simenon e Raymond Chandler hanno innalzato sul piano dell'alta letteratura il giallo noir, nella medesima misura Philip K. Dick ha compiuto la stessa impresa a favore della letteratura fantascientifica. Dick è una macchina letterararia paranoica e sviata da una gnosi assurda e irresponsabile, ma responsabile della produzione più sconvolgente che ci si possa attendere dalla tradizione science fiction. In forza delle sue nevrosi e del suo genio curioso e onnivoro, Dick ha tentato l'attracco a nuove dimensioni spalancate da un uso spregiudicato dell'immaginazione, dilatando e invertendo lo spazio, plasmando spazi e relazioni a proprio piacimento e dando inizio a una nuovissima tradizione della SF, esattamente come Lovecraft diede una svolta definitiva al genere gotico. E infatti, dopo Lovecraft Dick e Chandler, la letteratura di genere ha dovuto scontrarsi con il primo problema che si pone quando si entra in rapporto con una tradizione: angoscia d'influenza o fagogitamento dei padri che sia, la difficoltà è superare il Fondatore, e la stessa fantascienza ha dovuto penare non poco per emanciparsi dall'involontaria dittatura esercitata dall'opera di Dick.
Tra i vertici dell'intera produzione narrativa dell'autore americano è sicuramente Ubik, straordinario incrocio di ucronie e mélange fantascientifico tra il paranormale e il materico. L'intrico tra futuro (1992) e quello che sembra essere presente è praticamente inestricabile. Le vicende di Glen Runciter, di sua moglie Ella e di Joe Chip sono praticamente non scioglibili, e mappare l'intreccio dei tempi costituirebbe una bestemmia nei confronti del lettore, il quale verrebbe privato di uno dei più clamorosi colpi di scena della letteratura contemporanea. Possiamo soltanto concedere alcuni elementi seduttivi: il romanzo è attraversato da telèpati, attentati esplosivi sulla Luna, capsule in cui i morti vivono in un pallido stato di semivita comunicando attraverso speciali filtri telefonici, corpi in disfacimento verso lo stato colliquativo, spray ambigui i cui poteri sono tutti da verificare, scritte che appaiono senza alcuna spiegazione o causa. Un cozzo clamoroso tra regno dei morti e regno dei vivi, che fa ripiombare a profondità omeriche la prosa scoordinata ma illuminante del geniale padre della fantascienza contemporanea.