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STEVE ERICKSON
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  INTERVISTA A STEVE ERICKSON
Bio  Arc d'X  The sea came in at midnight
Steve EricksonIn Arc d'X compi variazioni straordinarie a partire dall'ambivalenza di Thomas Jefferson, il che significa giocare sull'ambivalenza della "democrazia bianca" americana. E' come se tu assumessi punti di vista alternativi ma contemporanei, quasi mettessi l'occhio in un caleidoscopio sulla storia...

E' la dichiarazione sul diritto alla felicità che mi ha interessato. Questo diritto nasce, in sostituzione dell'inalienabilità della proprietà, giusto con la Dichiarazione d'Indipendenza stilata da Jefferson. In Arc d'X la felicità di Jefferson stesso è incorporata nella sua proprietà personale: una schiava di colore quattordicenne, che un giorno si ritrova libera dalle catene e deve decidere se ritornare come proprietà del suo padrone nel suo Paese oppure lasciare tutto per la libertà, il che include anche la sua famiglia e casa sua. La scelta di Sally ha conseguenze che si ripercuotono sulla natura della libertà in America e nella Storia. E' la prima americana moderna, il risultato non di una bensì di due rivoluzioni, e l'uomo che le ha ispirate entrambe viene consumato dall'oscura espressione del suo proprio idealismo.

Hai letto romanzi su Jefferson? Come ti sei fatto un'idea della sua figura?

Nessun romanzo. I miei riferimenti sono stati gli scritti dello stesso Jefferson e i testi storici di Henry Adams, Fawn Brodie e altri. Ho studiato i fatti e da quelli sono partito per inventare.

Quando hai iniziato a scrivere avevi in mente qualche modello letterario? Chi sono i tuoi autori preferiti?

Senza dubbio William Faulkner and Henry Miller.

Come ti hanno influenzato?

Di Faulkner mi interessava soprattutto l'idea che la narrativa risponda a una cronologia misurata su un orologio interno a essa: più che il tempo fisico, è la memoria a dettare i ritmi, e da Faulkner ho potuto imparare il modo in cui la barriera tra il mondo esterno e quello interiore può collassare. L'insegnamento di Faulkner non si è limitato a questo. Da lui ho appreso parecchio anche riguardo alla struttura narrativa. Le sue strutture sono... come dire?... radicali. I professori sembrano non accorgersene. Quando dicono - e il giudizio è comune - che "Faulkner è uno scrittore perfetto a parte le strutture", io capisco che la cosa più rivoluzionaria dei libri di Faulkner, probabilmente, sono proprio le strutture.

E di Henry Miller, che dici?

Da lui ho imparato come, essendo artista, è necessario denudarsi totalmente.

Rivelarsi senza riserve...

Sì. E non solo. Ho imparato come spogliarmi di ogni artificio o come utilizzare in maniera confessionale l'artificio. Tropico del Cancro o Nera primavera, per me, sono stati libri fondamentali.

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