Clarence - Cultura e Spettacolo
Clarence
ERNEST HEMINGWAY
Homepage Free Internet Chat Forum Oroscopo Cartoline Clarendario Net to Be superEva superEva
SMS gratis Cerca Messenger Mail Games Links Meteo Free Blog B.I.G.
Sei qui:   Homepage > Cultura e spettacolo> Società delle Menti > Americani > Ernest Hemingway
  ERNEST HEMINGWAY: Papa Hem
Bio  Poesie  Il vecchio e il mare 

hem Ernest Hemingway è stato, ed è, il più conosciuto, il più imitato, il più amato (e talvolta il più odiato) tra gli scrittori americani del Novecento: eppure troppo spesso è stato amato, od odiato, per le ragioni sbagliate, imitato là dov'era inimitabile, frainteso nella natura del suo impegno morale e stilistico.
Considerato il maggior campione di una letteratura "anti-letteraria", non solo il suo mondo interiore è stato giudicato, per l'appunto, barbarico, ma la sua prosa è stata ritenuta l'esempio principe di un linguaggio narrativo elementare e incolto (e suggestivo, anzi, proprio per questo). Fraintendimento grave: ché, al contrario, quella prosa è quant'altre mai controllata e consapevole, colta e persino preziosa; e se da un lato s'innesta nella linea della maggiore tradizione americana, da Melville a Mark Twain, dall'altro assimila alcune fondamentali esperienze europee, da Stendhal a Flaubert, dal simbolismo all'avanguardia del primo Novecento. Quella che ci sta davanti è dunque la figura di un artista tanto rigoroso quanto esigente. Il che, mentre ci aiuta a liberarci della "leggenda" di una letteratura americana rimasta primitiva, giova altresì a collocare nella giusta prospettiva un'altra, ancora più insidiosa "leggenda", che è quella dello stesso Hemingway, del "personaggio" quasi mitologico con il quale egli è stato identificato. Se è vero infatti che egli stesso ha contribuito, tale "personaggio", a crearlo e a imporlo, è anche vero che dietro di esso c'è una figura reale, i cui atteggiamenti anche estremi, la cui irrequietezza (fino al tragico gesto finale), la cui stessa contraddittorietà sono radicati nella visione sconsolata e fin disperata della vita che sostanzia l'intera sua opera letteraria.
"Di che aveva paura? Non era paura né terrore. Era un nulla che egli conosceva anche troppo bene. Era tutto un nulla e un uomo era nulla lui pure. Solo questo era e la luce era la sola cosa necessaria, e un po'di pulizia e ordine." Se il sentimento del nulla, espresso mirabilmente in Un posto pulito, ben illuminato (Oscar Mondadori, con una strabiliante prefazione di Antonio Franchini), può aiutare a comprendere meglio l'uomo Hemingway, a distinguere tra la sua verità e i suoi atteggiamenti, e a scorgere, di questi ultimi, le ragioni che possono averli determinati, esso è fondamentale per intendere il narratore. Perché il mondo che egli rappresenta, dal suo primo racconto Su nel Michigan, del 1921, all'ultima opera pubblicata in vita, Il vecchio e il mare, del 1952, alle opere postume, è sempre quello che le parole citate suggeriscono: un mondo feroce e violento, senza fede e senza amore, dove l'uomo cerca di aggrapparsi a un qualche punto fermo appassionatamente e vanamente cercato. E se possiamo riconoscere, nella sua produzione, alcuni scritti che spiccano sugli altri - molti dei Quarantanove racconti, Il sole sorge ancora, del 1926, Addio alle armi, del 1928-29 - tutti, invero, racconti e romanzi, compongono un unico quadro, un'unica storia, che è poi quella dell'umanità del nostro tempo vista nella sua esperienza di dolore.
Questo e non altro è il mondo di Hemingway: e certo noteremo come la sua sia una visione limitata, parziale della realtà. Egli non ha colto, né poteva cogliere - da scrittore borghese - l'elemento positivo che pur viveva tra tanto sangue e lutti e distruzioni; non ha visto la vita che cercava e trovava egualmente una forma nel cuore della morte (tale visione egli forse l'ha avuta in certi momenti di Per chi suona la campana, del 1939-40, al contatto bruciante con la guerra di Spagna). Proprio l'opposto del cliché di americano ottimista al quale siamo abituati, si riflette piuttosto in lui (come in Faulkner) l'altro volto dell'America, quello su cui fin dall'inizio della Colonia lascia la sua impronta il puritanesimo. E tuttavia, di questo aspetto della nostra storia e, più universalmente, di questo aspetto della condizione umana, Hemingway è stato, nel Novecento, un poeta tra i maggiori. Scrittore della violenza è stato spesso chiamato; ed è stato detto che della violenza, in tutte le sue forme - guerresche e sportive - egli si sia compiaciuto. Che ciò talvolta accada, non può negarsi: ma il vero Hemingway non è mai scrittore della violenza fine a se stessa.
Il gesto violento, l'uccisione, la lotta, altro non sono che il volto della realtà quale Hemingway la vede - una realtà che lo scrittore osserva e rappresenta con esattezza pari alla lucidità, e con lo stesso coraggio con cui i suoi personaggi affrontano il loro destino. Perché almeno un valore esiste nel mondo di Hemingway, almeno una misura, un criterio, si erge su quelle "rovine" che T. S. Eliot, nel 1922, vedeva nella sua Terra desolata: ed è il coraggio, la dignità, lo stoicismo con cui l'uomo reagisce alla propria inevitabile sconfitta. Gli eroi di Hemingway sono sconfitti in partenza, e lo sanno; ciò che li rende "eroi", e dunque veramente uomini, ciò che li accomuna tutti in una sola schiera - il torero e il pugile, il soldato e il pescatore - non è il gesto retorico, o vittorioso, o di sfida; non è l'atto che la tradizione considera "eroico"; ma è la fedeltà a un "codice" di comportamento, la dignità con cui soccombono ai colpi avversi. Su questo piano, e solo su questo, si puï finalmente accettare l'identificazione tra lo scrittore e i suoi personaggi. E infatti, come la lezione morale oltre che poetica, che i suoi personaggi impartiscono, sta appunto in questo coraggio, così la grande lezione di Hemingway sta nel suo coraggio di artista, nella sua fedeltà al "codice", nella spietata e dolorante lucidità con cui scava nella realtà e la rappresenta. Questo artista che nel caos, nel dolore, nella furia contemporanea, non si fa indietro ma li accetta e impone a essi una forma; questo scrittore per il quale l'arte si identifica con la verità, con l'esperienza, e la parola poetica non con la parola decorativa (come in D'Annunzio) ma con la parola vera, precisa e insomma necessaria: questo è lo Hemingway che rimarrà quando il personaggio della "leggenda" sarà svanito.

  COSTRUISCI CLARENCE...
Se vuoi segnalarci un sito, gestire una rubrica o inviarci un suggerimento clicca qui.


SPONSORED BY:
     
A WWWORLD APART
DadaWebmaster: sindaco@clarence.com - Clarence ® è un marchio registrato di Clarence s.r.l. - Ideato da Gianluca Neri e Roberto Grassilli, realizzato dalla Redazione - Pubblicità - Uff. Stampa - Lavora con noi.
© 1996-2002 Clarence s.r.l.