Se c'è uno scrittore che è in grado di dare un tono metafisico alle nevrosi di fine millennio e alle incertezze del millennio che viene, questi è Chuck Pahlaniuk (è nato nell'Oregon non si sa quando; si è laureato a Portland dove, come si usa dire, vive e lavora). La sua è una letteratura che commistiona tono biblico, adrenalina pura, velocità irraggiungibile, stile secco e preciso come una lama. I suoi contenuti: l'ossessione del futuro imminente (fate prendere un acido a Philip Dick e avrete un ragazzo dell'Oregon che vi scrive Fight Club in un anno), l'impero dell'infosfera (televisione e realtà sono ormai indistinguibili), i condizionamenti di massa, le cospirazioni, il fondamentalismo religioso giocato su contenuti totalmente random e al di fuori di ogni sacralità, l'abuso di farmaci e l'intrusione della chimica nel corpo, la natura diventata ologramma e viceversa. Ma soprattutto: il potere. Che per Palahniuk significa: audience.
Tutti i protagonisti dei libri di CP sono nevrotici esposti a audience immense o sottratti ad audience immense: Tyler Durden di Fight Club (da noi è uscito presso Edimar, con prefazione di fernanda Pivano), riconosciuto in tutto il territorio americano nonostante sia il sacerdote occulto della setta di manager che se le danno il sabato notte; oppure il sopravvissuto dei Creedish in Survivor (prossimamente per Mondadori Strade Blu), che riempie gli stadi leggendo i suoi mantra per riuscire a ottenere la seconda intervista o per trovare parcheggio sotto casa; la disastrata modella di Invisible Monsters, adepta del culto di Brandy, metafisica mammana, una Regina che nessuno conosce, mentre tutti si ricordano della modella mutilata da un incidente paramortale.
Sulla china di un visionarismo mistico e laico al tempo stesso, mantenendo il timone sulla rotta di trame allucinate ma pur sempre plausibili, Palahniuk si candida a diventare, secondo le parole di Bret Easton Ellis, "il Don DeLillo di inizio millennio".
Da Fight Club, David Finch, il regista di Seven, ha ricavato un film, con Brad Pitt nel ruolo del protagonista, su tutti gli schermi nell'autunno del '99.
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