Tyrone Slothrop, un'altra delle icone pyncioniane su cui si sono consumati i lobi cerebrali degli interpreti per ricondurre il nome assurdo a un disegno preciso, è il protagonista del capolavoro del postmoderno, Gravity's Rainbow.
Quasi mille pagine, un teatro tracimante figure e personaggi (più di quattrocento), una struttura complessa e ossessionante: ecco il mito letterario del secondo Novecento, un'opera decisiva che assomma in sé i caratteri e le mitologie di predecessori celebri, dal Joyce dell'Ulisse al Borges di Finzioni, dall'Odissea all'Inquisitore di Dostoevskij, tracciando, come un razzo segnaletico, il destino della letteratura di fine millennio.
E proprio di razzi si tratta. Tyrone è al centro di una Cospirazione che non si comprende se è stata predeterminata o è del tutto casuale. In un passato che ha i toni di un futuro improbabile, Londra è fatta bersaglio dai V2 (file mpeg da 250k) della Germania nazista. Piovono dal cielo e colpiscono la capitale inglese, creando una situazione di oscurità morbosa e di medioevo nucleare. Tyrone, militare americano distaccato a Londra, non sa che i punti precisi di caduta dei V2 coincidono con i punti precisi della città in cui lui ha avuto un'erezione. Tempo da un'ora a due giorni, e il luogo del risveglio ormonale del tenente Slothrop verrà centrato da un razzo nazista.
Impossibile riassumere la trama e i toni del complotto, vastissimi e indefiniti nelle sue sterminate periferie. Basti sapere che un gruppo di scienziati pavloviani sta studiando gli effetti dell'attività sessuale di TS, che TS è stato fatto oggetto di un esperimento pavloviano quand'era in fasce (la sostanza utilizzata per l'esperimento è anche una delle componenti chimiche dei razzi V2), e che alla fine di questo viaggio al termine dell'umano e del divino non si sarà più in grado di comprendere se il futuro agisce sul passato o viceversa.
Non si tratta soltanto di un grande affresco di un'umanità esausta e alienata. La metafora dell'Arcobaleno (la parabola dei razzi, l'arco dell'erezione fallica, il tragitto dell'Indice di Dio che cala in Terra) dà corpo a un'enorme allegoria i cui tratti devono essere ancora tutti interpretati: probabilmente definiscono un disegno ben più grande di quello che aveva in mente lo stesso Pynchon.
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