Con The Catcher in the Rye (1951) ha sconvolto il corso della letteratura contemporanea, liberando la mano a discepoli geniali come Pynchon e DeLillo, e influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento. In Italia, il tomo, discreto quasi fino alla magrezza, è stato (con fortuna) tradotto col titolo ormai leggendario di Il giovane Holden (la fortuna del titolo si è trasformata nella sfortuna dei lettori, quando Baricco ha deciso di dedicare a Holden la sua scuola). Che lo si voglia o meno, J.D. Salinger è un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo.
Salinger, mitologico nel suo anonimato, è nato e cresciuto a Manhattan, figlio di un ebreo importatore di formaggio e di un'irlandese. E' stato arruolato dalla fanteria, durante la Seconda Guerra mondiale, partecipando alle operazioni dello sbarco in Normandia. Sposato e divorziato con una francese, dall'inizio del dopoguerra ha deciso di votarsi alla letteratura. E ha fatto bene. A Perfect Day for Bananafish ('48) segna l'esordio di Seymour Glass, l'alter ego di Salinger. Gli altri titoli del ciclo della famiglia Glass includono Franny and Zooey (1961), Raise high the roof beam, carpenters (1963) e Seymour: an introduction (1963).
Non c'è soltanto la letteratura, nella vita (segretissima) di Salinger. Anzi, il suo anonimato si spiega forse proprio alla luce del suo profondo interesse per il misticismo di matrice induista (è un profondo conoscitore dei Veda di Sri Ramakrishna). The Catcher in the Rye vende tuttora 250 000 copie all'anno, negli States.
Ha dichiarato Salinger nel 1974 al New York Times: "Mi piace scrivere. Lo adoro. Ma lo faccio soltanto per me, per il mio piacere. Sinceramente: è proprio così".