Che i Cannibali, la moda letteraria italica di qualche anno fa, non fossero un fenomeno originalissimo era chiaro a molti. Più che ad altri, risultava lampante a chi andava leggendo la scrittura schizoide, acida e potentissima di Dennis Cooper, in cui molti americani hanno visto l'erede di Burroughs (compreso Burroughs stesso).
La produzione letteraria di Cooper è un viaggio allucinante in un mondo popolato di teeenager omosessuali, squartatori per diletto, sadomasochisti dediti a orge, serial killer e nevrotici vari.
Sin dal suo primo libro, Closer, uscito nel 1989, Cooper, che è nato nel '53, ha attratto l'attenzione della critica e dei media, catalizzati dallo stile ipnotico e lisergico del giovane scrittore di Los Angeles, una cifra in grado di trascinare all'interno di un vortice da incubo anche il più riottoso e moralista dei lettori.
Un mix scabroso e ipernichilista, quello creato da Cooper, che ha spinto un critico a definirlo "un Georges Bataille finito a Disneyland" e che gli ha fruttato una condanna a morte da parte di Queer Nation, mentre Edmund White ne ha parlato come di "uno che sta recitando Eschilo con una bubble-gum in bocca".
Nonostante una giustificabile avversione da parte dei puritani - ma anche delle comunità gay/lesbo -, il nome di Dennis Cooper viene sempre più avvicinato a quello di Bret Easton Ellis e di Chuck Palahniuk, in qualità di esponente più significativo di un'intera generazione letteraria.
Da Frisk, il libro di Cooper uscito nel '95, è stato tratto un film con Parker Posey nelle vesti della protagonista.