È tornato, potente e graffiante, l'Evangelista che con l'allegoria dell'Inquisitore Eymerich ha segnato la letteratura pop italiana. Una nuova allegoria, fantastica e stravolgente, sorge come diamante dal carbone puro per mano di Valerio Evangelisti, elaboratore magistrale di immagini da universi paralleli e, quindi, assai prossimi al nostro o almento inerenti a questa desolatissima terra di conquista. Dopo la scaturigine onirica e politica di Metallo urlante, un capolavoro dell'affastellamento organizzato di visioni, tuoni, forme e profezie, Evangelisti non riesuma affatto quel prodigioso personaggio del medicine-man Pantera: lo mantiene nella zona ambigua a cui gli sciamani accedono con naturalezza, e che sta tra vita e non-vita. Pantera è il protagonista di un'avventura mozzafiato, metafisicamente rivelatrice e politicamente scorretta, a cui Evangelisti ha dato il titolo di Black Flag e che Einaudi pubblica all'interno di uno schieramento stagionale già ricchissimo per qualità e presenze (insieme a Evangelisti, ci sono Pincio e i Wu Ming). Letteratura massimalista allo stato puro, che dovrebbe fare svegliare coscienze addormentate pluriennalmente: va dato atto a Repetti&Cesari di averci regalato un orizzonte su cui riflettere seriamente. Evangelisti, però, ha qualcosa in più dei suoi colleghi di collana: a differenza loro, il forgiatore di Eymerich è un mostro, è un uomo-oceano. Tre piani temporali si intrecciano in Black Flag: dalla guerra civile americana al futuro oscurissimo della psichiatria eretta a sistema globale, attraversando un presente tragico e fumettistico al tempo stesso. Insieme allo stupefacente mescal del pistolero Pantera, un teatro umano sterminato entra ed esce dal racconto nervoso e imaginifico di Evangelisti: masse in movimento, uomini e donne tra leggenda e psicosi, semiumani e più-che-umani, malati, poveri, etnie segrete che incombono sulla scena e, da ultimo, addirittura una popolazione lunare. Bisogna assumersi i rischi di ciò che si dice, però è necessario anzitutto dire ciò che si pensa: Black Flag è un capolavoro della contemporaneità, non soltanto italiana. Certo, non entrerà nella storia stilistica della narrativa, non piacerà a chi naviga tra etichette postmoderne o di retroguardia, i poetuculi storteranno il naso. In cambio di questo schifo esistenziale e critico, Valerio Evangelisti piazza il mattone di fondazione di una nuova chiesa, laica e spiritualista al tempo stesso: la congrega che propala il culto dell'Immagine che significa più di se stessa, del sogno che non si limita a fornire choc e pensiero e punta direttamente all'effettiva intercettazione di galassie coscienziali vuote e supreme. Se c'è da scegliere una bandiera sotto cui militare, in questo tempo stracciato, agli intelligenti si prescrive di stare sotto il vessillo nero impugnato da Evangelisti: Black Flag è il partito della nuova letteratura.
Valerio Evangelisti, Black Flag, Einaudi Stile Libero, 8.20 euro
BLACK FLAG
RECENSIONE
Pantera, sciamano e pistolero; Lilith, psicotica di un futuro alla Philip Dick; l'attacco americano su Panama City - insomma, un capolavoro intessuto di profezie che si avvereranno, reazione umana, visionarietà folle, tra Sergio Leone e la Gnosi...
INTERVISTA
Valerio Evangelisti a ruota libera: chi è davvero Pantera, il protagonista della saga che si inizia con "Black Flag"; di che cosa si parla quando si entra nella civiltà del Metallo Urlante; il controllo mentale di massa e la fine delle religioni consolidate...
CLARENCE FOR EVANGELISTI
Chi è
Biografia e bibliografia del Grande Inquisitore dell'SF italiana.