Charles Baudelaire, sifilitico e sterile, ha molti figli. Tutta la poesia moderna guarda a lui come padre putativo e come speranza di uscita dal tunnel della tradizione novecentesca. Tra i suoi figli a lui più prossimi, c'è il paradiso raggelato di Verlaine, e l'inferno mefitico di Rimbaud. Tuttavia, l'erede principale della poesia baudelariana, l'uomo che ha sistematizzato la riflessione estetica dell'autore dei Fiori del male, è Mallarmé, il fondatore riconosciuto del Simbolismo. Senza Mallarmé è impensabile tutto il Novecento letterario, da Pascoli all'ermetismo, per restare soltanto in Italia.
Stéphane Mallarmé è nato a Parigi nel 1842. La lettura dei Fiori del male, nel 1861, costituisce per lui un autentico choc culturale. Forte delle elaborazioni formali e strutturali di Baudelaire, Mallarmé inizia una ricerca poetica che tende a fare perno sul concetto di ispirazione e di linguificazione assoluta. I testi si addensano di simboli che rimandano l'uno all'altro, una coerente messa a punto della tradizione romantica che, da Goethe in poi, fa del simbolo lo strumento fondamentale della conoscenza estetica e filosofica.
Rarefatto, dislocato su piani infiniti, il linguaggio di Mallarmé si avvicina sempre più all'afflato puramente musicale, aprendo la strada alle future poetiche novecentesche e dando la sponda perfetta alla teoria estetica strutturalista (che non a caso lo avrà tra i suoi autori prediletti). Hérodiade e L'Après-Midi d'un Faune (quest'ultimo uscito nel 1876) sono i poemi che stravolgono definitivamente il concetto di poesia ante Mallarmé.
L'ultimo titolo pubblicato in vita dal poeta parigino è l'avanzatissimo Un Coup De Dés Jamais N'Abolira Le Hasard. Era il 1897. Un anno dopo, Stéphane Mallarmé moriva nella sua casa di Parigi.
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