"Un'immaginazione radiosa, del tutto contemporanea, che dispiega dappertutto la sua sensibilità tecnica". Chi parla è Wallace Stevens e l'oggetto del suo giudizio critico è Marianne Moore, la regina degli imagisti, una delle maggiori poetesse del Novecento.
Marianne Moore è nata nel 1887 a Kirkwood, nel Missouri. Dopo il college (dove ha riscontrato difficoltà non indifferenti nello studio della letteratura anglosassone), è tornata in Pennsylvania, dove si era trasferita con la sua famiglia.
In Pennsylvania ha insegnato a lungo, prima di esordire, dopo innumerevoli difficoltà editoriali, nel 1915.
Nel 1952, ha vinto il Bollingen Prize, il National Book Award for Poetry, e il Pulitzer Prize. E' morta nel 1972, a ottantacinque anni.
Vicinissima a poeti quali William Carlos Williams ed Ezra Pound, Moore è una poetessa dalla sfrenata capacità di creare immagini e condensarle in uno stile che varia dalla soluzione rapida e contratta all'enfasi di sapore classicista. Questa sorta di mélange tra moderno e classico decreta il successo della sua poesia in un secolo che ha nell'imaginismo una delle sue correnti più rappresentative.