Elio Pagliarani, iscritto per trascorsi storici all'interno delle schiere avanguardiste italiane, è oggi riconosciuto come uno dei grandi poeti del nostro Paese e la sua appartenenza alla sfera del Gruppo 63 viene finalmente messa in discussione.
I suoi capolavori sono La ragazza Carla e La ballata di Rudi, due momenti di un medesimo poema borghese e proletario dell'Italia del dopoguerra. Distanti fra loro per l'anno di pubblicazione - la prima è del 1960, la seconda del 1995 (anche se il poeta cominciò a lavorarci già agli inizi degli anni Sessanta) - La ragazza Carla e La ballata di Rudi sono collegate da una linea coerente di ricerca, che coniuga l'istanza narrativa alla contaminazione di molteplici registri linguistici.
La ragazza Carla - apparsa inizialmente sul numero 2 del «Menabò», accolta per lunghi brani nell'antologia I Novissimi (1961) e quindi ripubblicata in volume insieme a un'ampia scelta delle due raccolte poetiche precedenti (La ragazza Carla e altre poesie, 1962) - racconta di una ragazza di periferia che a diciassette anni trova lavoro come dattilografa nella Milano postbellica del rilancio economico: quella di Carla è una vita segnata dai costumi alienanti della burocrazia aziendale, in cui l'appena adombrata possibilità di una vicenda sentimentale con un collega scandisce il passaggio della ragazza dall'adolescenza a una qualche maturità.
Tra visioni di Jean Gabin e l'atmosfera fuligginosa di Rocco e i suoi fratelli, le umane vicende di Carla stupiscono a partire dall'esergo del libro, che è a suo modo formidabile: "Un amico psichiatra mi riferisce di una giovane impiegata tanto poco allenata
alle domeniche cittadine che, spesso, il sabato, si prende un sonnifero,
opportunamente dosato, che la faccia dormire fino al lunedì.
Ha un senso dedicare a quella ragazza questa Ragazza Carla?".
La ballata di Rudi è un complesso "romanzo in versi" o "poema" dove alle vicende italiane della seconda metà del secolo fanno da drammatico contrappunto storie individuali nelle quali la vocazione alla polifonia linguistica è giocata insieme a una forte sperimentazione ritmica sulla misura del verso lungo.
Ecco il bellissimo incipit de La ragazza Carla:
Di là dal ponte della ferrovia
una trasversa di viale Ripamonti
c'è la casa di Carla, di sua madre, e di Angelo e Nerina.
Il ponte sta lì buono e sotto passano
treni carri vagoni frenatori e mandrie dei macelli
e sopra passa il tram, la filovia di fianco, la gente che cammina
i camion della frutta di Romagna.
Chi c'è nato vicino a questi posti
non gli passa neppure per la mente
come è utile averci un'abitudine
Le abitudini si fanno con la pelle
così tutti ce l'hanno se hanno pelle
Ma c'è il momento che l'abito non tiene
chissà che cosa insiste nel circuito
o fa contatto
o prende la tangente
allora la burrasca
  periferica, di terra,
il ponte se lo copre e spazza e qualcheduno
può cascar sotto
e i film che Carla non li può soffrire
un film di Jean Gabin può dire il vero
è forse il fischio e nebbia o il disperato
stridere di ferrame o il tuo cuore sorpreso, spaventato
il cuore impreparato, per esempio, a due mani
che piombano sul petto
Solo pudore non è che la fa andare
fuggitiva nei boschi di cemento
o il contagio spinoso della mano.