Se c'è un salto tra la modernità e la contemporaneità, questo salto viene compiuto grazie alla poesia di Wallace Stevens. Poeta prediletto dalla critica postmoderna, ipercitato dai pensierosi deboli, analizzato in tutte le minime sfumature (che nemmeno il povero Stevens credeva di avere realizzato) da Massimo Cacciari, il poeta americano è, in ogni caso, uno dei pesi massimi del secolo, la versione ancora più moderna ed estrema della rivoluzione di T.S. Eliot. Harold Bloom vede in WS la reincarnazione del meccanismo tra poesia e rimozione che indica la presenza di un grande contemporaneo, pronto a fare il suo ingresso nella galleria dei classici.
Come bene argomenta Massimo Bacigalupo nella sua introduzione alla splendida versione italiana di The Rock, la poesia di Stevens è in grado di bilanciare l'assetto metafisico riportando il cielo in terra: è un cielo non più ferito dalle morti divine, né ipostatizzato da sacralità che ineriscono a qualcosa fuori dell'umano. E' questo cielo, è questa stessa terra che parla nella luce azzurrina e glaciale della poesia di Stevens. E', soprattutto, la mente, a parlare. La mente in cui si risolve il mondo, che è indistinguibile dal mondo, che lo crea e ne è creata. Così la natura traccia circonvoluzioni cerebrali, gli alberi intrecciano colloqui filosofici e tutto, dall'acqua ai fiori, sembra essere sul punto di dire qualcosa, ora o mai più. L'angelo necessario, la forza proiettiva e sacrale della mente (umana e cosmica), è l'icona antiplatonica che rappresenta a pieno la poesia straordinaria di Stevens.
Stevens ha avuto una vita quanto mai distante dai maledettismi a cui ci hanno abituato i poeti. E' nato il 2 ottobre 1879 a Reading, in Pennsylvania. Ha seguito studi di giurisprudenza a Harvard, è diventato direttore di una grande compagnia di assicurazioni.
Ha esordito con Harmonium nel 1923, ma era già noto per poesie edite in rivista (come Sunday Morning, che uscì nel '15 su Poetry, sorprendendo la critica americana).
Nel 1951 si è aggiudicato il National Book Award con Auroras of Autumn, ripetendo l'exploit nel '55, l'anno della sua morte, con i Collected Poems, che hanno vinto anche il Pulitzer.