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  MITICO PAZ

PazNon è poi così facile scrivere di uno che non si è mai conosciuto di persona, ma solo attraverso le sue opere. Specialmente uno come Paz. Ma d'altra parte, come diceva Proust o comunque uno del suo clebbino, "chi conosce l'artista non può dare un giudizio sulla sua arte". Per cui sono in regola, essendo uno delle centinaia, migliaia o milioni di giovani che tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta avrebbero voluto essere Zanardi, cuccare come Colasanti, ma temevano di essere un Petrilli.
Paz l'ho conosciuto sulle pagine del 'Male', non mi ricordo più come, forse con la vignetta della mosca piena di bernoccoli che continua a sbattere contro una lampadina e dichiara rassegnata 'vita di merda!'. E' chiaro che una cosa del genere non può non colpirti, specie se è il settantasette e stai all'università; immagino che lo stesso feeling si creò allo stesso modo con altre centinaia, migliaia o milioni di giovani, generato da altre decinaia di vignette. Anche se tutt'ora mi chiedo se il seguito di Paz fosse equamente suddiviso tra maschi e femmine, e con le stesse motivazioni. Penso di no, ma non so perché; forse allo stesso modo per cui, a dirla con Paolo Conte "le donne odiavano il jazz / e non se ne capiva il motivo". In fondo, c'è qualcosa di comune ai due, Paz e Conte intendo dire: forse la capacità di evocare un qualcosa sepolto nel subconscio della nostra generazione che i due riescono a far emergere, l'archebus del secondo e le 'Clark fetenti' del primo (cfr. 'L'appuntamento'). Aiuto, sto parlando da iniziato. Faccio ammenda. Torno subito.
Pentothal: in origine uscito a puntate su Alter (figlio di Linus), una lunga epopea di vignette, spezzoni, corte storie, con ambientazioni tra la mensa universitaria e l'Africa inesplorata (protetti dall'occhio di Molten). Era dedicato ad Elisabetta: chissà cosa fa ora, Elisabetta. Durante / poi fu Cannibale, a partire dal numero zero, formato ridotto, con la copertina (di Liberatore) dove c'è un tizio tutto muscoli che si mangia con la forchetta le sue viscere. Con Cannibale iniziò l'epopea del Nostro, con la consacrazione tramite "Giallo scolastico" da vignettaro a scrittore di storie compiute, più o meno esagerate, dove ci si riconosceva a spezzoni in quello che si era o si sarebbe voluti essere. Dove le pagine trasudano saggezza, insegnamenti di vita. Cito a memoria, Petrilli: "Sono ricco, non sono male, a simpatia sono a posto, com'è che non becco mai?"; Zanardi: "La sfiga non ha regole precise". Capitava così, quando si era tra i venti ed i trenta, senza ancora niente di definitivo nella vita; poi un giorno, appena tornato dalle ferie, sfogli un quotidiano e un trafiletto ti annuncia che un fumettista è morto in circostanze poco chiare. E ti dici che non è possibile sia stato proprio Paz, a lasciare così a metà tante storie della vita tua, dei tuoi amici, delle tue donne.
Poi ho letto Pompeo, ed ho visto che era già stato tutto scritto. Da lui. Chissà, fosse stato qua ancora, come sarebbe, cosa farebbe? Se avrebbe perso i capelli, fatto dei figli, partecipato ai talk - show. Se Zanna, Colas e Pietra sarebbero cresciuti come noi (o come Doonesbury, se preferite), o rimasti così per sempre. Avrebbero virato verso il tecnologico, aprendo siti internet, o il delinquenziale, aprendo commerci oscuri con i Balcani? Otto anni fa ero in vacanza nel senese, e ho costretto gli amici che mi accompagnavano a fare un salto a Montepulciano (dove il nostro visse gli ultimi anni). C'era una mostra di suoi disegni originali. Ripensandoci, al silenzio che c'era, all'atmosfera della cittadina, alla campagna toscana, penso di sapere dove sarebbe ora, se fosse qui. Dove vorrei essere io, e forse dove vorrebbero essere centinaia, migliaia o milioni di giovani di allora, a San Menaio, in riva al mare, seduto su uno sdraio, con l'acqua che ti spettina i diti dei piedi…

  PAZ&(S)CO - L'ORDA DEI FUMETTARI CANNIBALI
PazPazienza, Scozzari, Tamburini e Liberatore, Mattioli, e poi ancora Mattotti, Corona ed altri, tutti tenuti insieme dal collante multigrade Sparagna Vincenzo, napoletano tenace e di un'intelligenza così organica e connaturale a quei tempi ed a quell'arcipelago ibrido chiamato "movimento" da sembrarne quasi l'incarnazione dello spirito, baffuto ed occhialuto...
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  di C. Lora e A. Bussani
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   data: 10 apr 2000 protezione contenuti: non attiva Aiuto  

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